Bologna, 15 maggio 2026 – Paolo Bellini scrive dal carcere per dire che vuole ottenere “l’eutanasia farmacologica“. Lo fa con una lettera alla Gazzetta di Reggio, dove sostiene, tra l’altro, che contro di lui ci sarebbe un “complotto politico, mediatico e giudiziario”.

La condanna all’ergastolo per la Strage di Bologna

L’ex Avanguardia nazionale è detenuto a Padova, dopo la condanna definitiva all’ergastolo per la Strage del 2 agosto 1980, in seguito all’inchiesta riaperta a 40 anni dai fatti.

Secondo gli ermellini, Bellini “portò la bomba in stazione a Bologna” perché “voleva colpire lo Stato”. Nelle motivazioni della condanna (definitiva) all’ergastolo, scrivono: “Alibi falso e raffinato, faceva parte di due cellule che puntavano a destabilizzare l’ordine democratico”. 

A destra, la primula nera Paolo Bellini (foto Artioli)

A destra, la primula nera Paolo Bellini (foto Artioli)

Passaggi confusi nella lettera e a chi è stata inviata 

“Chiedo che la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso rispettando le leggi vigenti in materia di ‘silenzio-assenso’ dalle quali non vi potete sottrarre”, dice la primula nera, killer dalle tante vite, indirizzando la lettera al direttore del quotidiano reggiano, che specifica: “La pubblichiamo perché è una notizia, ma ricordiamo – se necessario – che la giustizia italiana lo ha riconosciuto come uno dei responsabili del più efferato attentato della storia della Repubblica, che causò 85 morti e oltre 200 feriti“.

Nella missiva, in stampatello maiuscolo, dieci fogli manoscritti fotocopiati, con passaggi che appaiono confusi, Bellini dice di aver avanzato la richiesta ai tempi della detenzione in Sardegna, il “20-8-2025”. I destinatari indicati sono anche il dirigente sanitario della Casa di reclusione di Padova, la Procura di Bologna, la Procura di Cagliari, la Procura di Padova, la Commissione Parlamentare Mafia e Stragi.