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«Abbiamo fatto incontrare due grandi miti che identificano Napoli: il fotografo Mimmo Jodice, conosciuto nel mondo intero per il bianco e il nero, e San Gennaro che non è il simbolo della città, ma è Napoli». Così lo storico dell’arte Sylvain Bellenger, curatore della mostra ‘Il colore di Mimmo Jodice’, ha spiegato oggi in un incontro uno dei motivi ispiratori dell’allestimento (dal 17 maggio al 10 gennaio 2027) nel quale vi sono oltre quaranta opere a colori – dedicate ai quadri del Seicento napoletano – del fotografo partenopeo scomparso nell’ottobre scorso, alcune mai esposte prima, dal forte valore simbolico, distribuite lungo l’intero percorso del Museo del Tesoro di San Gennaro, dalle sale del Tesoro alle Sacrestie, con un allestimento che mette in dialogo fotografia, pittura e opere.

APPROFONDIMENTI


La mostra crea un dialogo tra le opere e le ricchezze del Tesoro di San Gennaro: tessuti e velluti antichizzati di ispirazione barocca sono stati realizzati site specific per instaurare un dialogo con le fotografie del maestro.

La progettazione tessile dei velluti è stata curata da Maddalena Marciano, docente di Costume nell’Accademia di Belle Arti. «La grande sfida di questa mostra – ha aggiunto l’ex direttore di Capodimonte – è stata quella di aggiungere un’opera contemporanea in un museo in cui c’è una ricchezza assoluta ma in poco spazio, è un museo ‘pieno’.

Abbiamo risolto il problema con i colori. All’Accademia di Belle Arti – dove Jodice è stato il primo docente di Fotografia – ho chiesto di ‘inventare’ tessuti dipinti neobarocchi per poter collegare in ogni sala un colore particolare con le fotografie: nella prima prevalgono il blu e il dorato, nella seconda il rosso, nella terza sala c’è l’argento; tutto è scelto a partire dal colore della fotografia e questi tessuti diversi per ogni stanza realizzano il collegamento». La pittura dei tessuti è stata realizzata in collaborazione con Giuseppe Ambrosio (a partecipare anche gli studenti del corso di Costume dell’Accademia).