Darderi svuotato, elettricità evaporata: la fine di una favola

(Gaia Piccardi) ROMA  — Sotto 4-1, parte la solita ordinazione al bar del Foro Italico: un caffè espresso stretto e ben caldo per il signor Darderi, per favore. Luciano è sotto di due break (il primo subito recuperato) con Casper Ruud in condizioni ambientali che si confanno molto di più a un norvegese che a un argentino con passaporto tricolore cresciuto in Italia. A Roma fa freddo, dal cielo gocciolano lame ghiacciate. Nell’aria un’umidità che trasforma le palle in gatti giganti e pelosi, e il campo in una palude dove scivolare diventa complicato. È il meteo pazzo della primavera romana, bellezza e tu non ci puoi fare proprio niente.

Rispetto al quarto di finale con Rafael Jodar, finito alle due del mattino gestendo da veterano insidie e stanchezza (e caffeina), Luciano Darderi è un altro giocatore. Lento, falloso, nervoso. L’elettricità che lo ha pervaso per quelle tre ore di corpo a corpo con il talento spagnolo è evaporata. Rimane, forse drenato di energie fisiche ed emotive, un ragazzo che sbaglia tutto lo sbagliabile, consegnandosi a Ruud già nel secondo game, trovando una piccola reazione ma poi risprofondando dentro la mediocrità del pomeriggio di un giorno da cani. Sul 4-1 vantaggio Ruud, quindi palla per un terzo break, la concentrazione di nubi più nere si ferma sopra il centrale degli Internazionali, e si scatena il diluvio. Partita sospesa. Un momentaneo sollievo per l’azzurro, che torna nello spogliatoio con la necessità di resettare il sistema.

Alle 18, dopo il diluvio universale, la semifinale può riprendere. A freddo, Darderi è chiamato a difendere una palla break: sulla scellerata smorzata, Ruud arriva come una furia. 5-1, 6-1. In tribuna lo applaude la moglie Maria, madre di sua figlia.

Tutto da rifare per Darderi. Ma l’inerzia del match non cambia. Alla regolare metodicità di Ruud, l’azzurro non è in grado di contrapporre alcuna contromisura. Le forze lo hanno abbandonato, nemmeno la bustina di zucchero lasciata sciogliere sotto la lingua lo ritempra. Succede tutto in un attimo. Il norvegese vola 4-1, il sesto game è molto combattuto. I colpi vincenti di Darderi sono guidati dalla disperazione, più che da un piano tattico, però – quasi a sorpresa – spunta una palla break. La speranza è flebile ma l’ultima a morire: Ruud la annulla con una palla corta sulla quale questo giocatore drenato, con le gambe di marmo, non può arrivare.

Darderi si arrende 5-1 e poi 6-1 incassando un ennesimo break, dopo aver invitato uno spettatore dispettoso a giocare al posto suo. Finisce la favola romana di Luciano Darderi, protagonista comunque di un ottimo torneo. Da lunedì salirà al numero 16 del mondo. Resta Jannik Sinner. E adesso il tifo, raddoppiato, è tutto per lui.