Il ritorno di Steven Meisel dalle parole di Sophie Parker, direttrice di Photo London

Presenza rara e iconica, Meisel che ha definito l’estetica della fotografia contemporanea, segna uno dei momenti più attesi dell’edizione 2026. Parlando con Parker, il ritorno di Meisel diventa una chiave per leggere l’intero progetto della fiera a Olympia. «L’anno scorso, per il nostro decimo anniversario, abbiamo allestito una mostra intitolata London Lives, celebrando artisti che vivono e lavorano a Londra oggi». Da quella esperienza nasce quasi un ritorno circolare: «Questa volta è un po’ come un richiamo a quel progetto». Con Meisel, però, non solo si celebra Londra: «È un grande fotografo, e abbiamo voluto creare per lui una mostra in formato museale con lavori realizzati all’inizio della sua carriera a Londra, quando seguiva i primi passi delle modelle». La dimensione londinese resta centrale per capire il lavoro di Steven. E proprio questa stratificazione tra memoria e contemporaneità diventa uno degli elementi chiave dell’edizione: «È fondamentale avere un po’ di storia e un po’ di nostalgia per Londra». Per Parker, il ritorno di Meisel non è quindi un’operazione celebrativa, ma un modo per riattivare una genealogia visiva che appartiene alla città quanto alla storia della moda e della fotografia.

Nel percorso espositivo, il lavoro di Meisel si impone anche fisicamente. «Qui a Olympia, abbiamo tanto spazio a disposizione e volevo che le opere avessero una scala importante, con una certa presenza fisica, quasi immersiva. Sembrano enormi, ma riempiono perfettamente lo spazio. È incredibile da vedere e sta piacendo moltissimo», racconta Parker.

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A Photo London Steven Meisel viene celebrato come maestro della fotografia con una rara mostra dedicata ai suoi anni...

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London Portraits come memoria viva: il ricordo di Bella Freud e Plum Sykes

Attorno alla mostra si è concentrato anche un forte interesse per il panel di Lauren Sherman dedicato a Steven Meisel, che ha tenuto insieme a Bella Freud e Plum Sykes. Dalla conversazione della preview night del 13 maggio non ha preso forma soltanto il racconto di uno shooting, ma il ritratto di un intero ecosistema culturale che ha definito la Londra dei primi anni Novanta. È stato un dialogo capace di riattivare la memoria di un’epoca attraverso sguardi interni, diretti e profondamente vissuti.