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di Alessio Ribaudo

Carlo Sommacal ricorda la moglie e la figlia, scomparse nell’incidente alle Maldive: «È una bugia che si siano immersi quando c’erano cattive condizioni meteo. Dev’essere successo qualcosa là sotto»

DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA — «Sono stufo di sentire bugie sulla tragedia che ha coinvolto mia moglie Monica Montefalcone e mia figlia Giorgia: adesso basta, parlo io». Sull’uscio di una palazzina elegante sulle colline di Pegli, Carlo Sommacal è furioso e distrutto. «Il mio sole, la mia vita sono attualmente disperse alle Maldive e ogni volta che vibra il telefono spero che sia Monica, che mi dica che è sana e salva su qualche atollo sperduto insieme a nostra figlia».

Quando ha capito che qualcosa era successo?
«Giovedì. La prima volta che ho visto quel numero non ho neppure risposto. Pensavo fosse strano. Mi ha chiamato l’ambasciata italiana a Colombo. La persona al telefono era in difficoltà. Mi ha detto che stavano cercando di capire la dinamica e mi ha chiesto un indirizzo email».



















































Oggi ha sentito l’ambasciata?
«Sì, più volte. Mi aggiornano sulle ricerche, anche se mi hanno detto di non nutrire più speranza. Io non mollo. Ogni volta che arriva un messaggio su WhatsApp penso siano loro. Magari intrappolate in una bolla d’aria. O magari scrivono dopo aver raggiunto una spiaggia».

Che cosa l’ha ferita di più?
«Oggi mio figlio è crollato perché in tv hanno detto che era stato trovato il corpo di Monica. Non è vero. Ho parlato con l’ambasciata: l’unico corpo recuperato è quello di Gianluca. Domani continueranno le ricerche. Per questo mi hanno detto di non leggere più i social e di aspettare solo comunicazioni ufficiali».

Cosa la fa sperare?
«La preparazione di Monica. Non ha mai, e dico mai, messo a rischio qualcuno. È una delle migliori subacquee sulla faccia della terra. Coscienziosa. Preparatissima. Meticolosa».

Che cosa esclude?
«Che abbia messo a repentaglio la vita di nostra figlia. E neanche quella dei suoi ragazzi, perché per lei studenti e assistenti erano come figli. Non aveva un rapporto da cattedratica a discente: le sue lezioni erano sempre piene».

Non erano turisti in crociera.
«No. Erano lì per la ricerca. Monica studiava da anni i coralli, i reef, gli effetti del cambiamento climatico. C’era chi lavorava a dieci metri, chi a cinque, chi in snorkeling. Raccoglievano dati, facevano transetti, tabelle, studi, pubblicazioni. Le Maldive erano la sua seconda casa, ci siamo anche sposati lì».

Che cosa può essere successo?
«Intanto è una bugia che si siano immersi quando c’erano cattive condizioni meteo. Dev’essere successo qualcosa là sotto. Magari qualcuno è andato in difficoltà. Magari le bombole. Io non ne ho idea e aspetto che me lo dicano le autorità».

Che cosa avrebbe fatto Monica?
«Di tutto per salvare chiunque, fino all’estrema conseguenza. Non avrebbe lasciato nessuno. Così come non l’avrebbero fatto gli altri. C’era un’alleanza fra tutti loro».

Aveva brevetti?
«Li aveva tutti. E quando dico tutti, intendo proprio tutti. A me aveva detto di non fare alcune immersioni perché non ero all’altezza. Non diceva: vieni, tanto ci sono io. Chi era giù con lei doveva essere preparato. Lei, invece, era una sirena».

In che senso?
«L’acqua era il suo vero elemento. Aveva 64 battiti sulla terra e 48 sott’acqua. Non l’ho mai vista andare nel panico».

Chi era Monica fuori dal mare?
«Aveva il fuoco negli occhi. Più studenti si iscrivevano ai suoi corsi, più era felice. Voleva portare tutti dentro quel mondo. Era una macchina da guerra del lavoro: lezioni, progetti, tesi, ricerca. Il mare non era una passione: era la sua vita».

Vi eravate conosciuti a Milano.
«Sì, eravamo nella stessa azienda. Ma quella vita non le piaceva. Mi diceva: io amo il mare».

E Giorgia?
«Si sarebbe laureata fra un mese in Ingegneria biomedica. Alle Maldive aiutava Monica nei campionamenti. Era un po’ la sua segretaria e non era la prima volta che si immergeva lì con lei».

Madre e figlia.
«In acqua erano come sorelle, hanno fatto oltre 500 immersioni insieme. Vivevano in simbiosi. Giorgia stava ripercorrendo le orme materne».

L’ultima volta che vi siete sentiti?
«Su WhatsApp. Per dirle che qui i gatti stavano bene. Ne abbiamo tre».

Come si resta in piedi?
«Ho perso due pilastri della mia vita in un colpo. Non mangio da giovedì e vado avanti fumando e con l’adrenalina. So che il crollo arriverà. Ora cerco di non cedere, per mio figlio Matteo».

15 maggio 2026 ( modifica il 15 maggio 2026 | 20:06)