Le montagne russe proseguono per Pecco Bagnaia. Al pilota della Ducati, infatti, sono bastati pochi giri a Barcellona per perdere la speranza di aver trovato la chiave per “domare” la GP26 a Le Mans. Come temeva, essendo quello catalano uno dei tracciati che offrono meno grip, il piemontese si è ritrovato di nuovo a faticare, non riuscendo a guadagnarsi l’accesso diretto alla Q2 del Gran Premio di Catalogna di MotoGP e chiudendo la giornata di venerdì al 12° posto, seppur staccato di poco più di tre decimi.
Il suo bilancio alla fine è meno negativo di quanto si potrebbe pensare, anche se ha spiegato che la sua Desmosedici GP sembra avere decisamente meno grip rispetto alle altre, quindi domani bisognerà lavorare per cercare di risolvere questo problema.
“Questa fino a due anni fa era una pista sulla quale riuscivo a fare tanta differenza nella gestione della gomma e nel riuscire a portare tanta velocità in curva. Adesso sappiamo che la situazione è cambiata e ci stiamo lavorando. Alla fine, la giornata non è così negativa come altre situazioni quest’anno, ma c’è molto da lavorare perché rispetto alle altre Ducati a noi manca tanto grip”, ha detto Bagnaia ai giornalisti presenti a Barcellona, tra cui quelli di Motorsport.com.
“Gli altri sembra che riescano ad avere più grip, perché quando danno gas gli scivola meno. Io invece sono tanto sullo spin, più attaccato ai controlli e non riesco a trazionare. La cosa positiva è che sappiamo su cosa lavorare, ma non è facile perché qui il bilanciamento della moto è un po’ particolare a causa della carenza di grip, però ci lavoreremo”, ha aggiunto.
Dal punto di vista morale, non ha potuto negare però che ritrovarsi di nuovo indietro dopo un weekend da protagonista sia stata una mezza mazzata: “Sicuramente parti con la convinzione che hai fatto un bel lavoro nella gara scorsa e tutto funzionava bene, poi arrivi qui e fai così fatica. Penso che sia stata la stessa situazione di Alex Marquez nella gara scorsa, che arrivava da una gran gara a Jerez e a Le Mans ha fatto una gran fatica. L’unico che riesce ad essere sempre più costante è Diggia e soprattutto, dai dati, la sua moto fa sempre quello che dovrebbe fare, quindi dobbiamo capire questa cosa”.
Francesco Bagnaia, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
Quella di domani poi non sarà affatto una Q1 semplice, perché ci saranno nomi importanti come Jorge Martin, Ai Ogura ed Enea Bastianini: “Sarà dura, soprattutto avendo usato tre soft oggi. Se si dovessero fare entrambe le gare con la soft, vorrebbe dire che ne avremmo a disposizione solo una per la Q1 ed una eventualmente per la Q2. Bisognerà essere bravi a gestire questa situazione, anche se ovviamente preferisco usarne due in Q1 e partire 12° piuttosto che magari essere 14° per preservarne una. Vedremo domani”.
Proprio Martin stamattina è stato vittima di un brutto incidente, dal quale fortunatamente si è rialzato senza conseguenze troppo particolari, se non un braccio un po’ dolorante. Il pilota dell’Aprilia è scivolato alla curva 12 e la sua moto purtroppo si è frapposta tra lui e la barriera, che in quel tratto è molto vicina alla pista. Dunque, “Martinator” ha finito per impattare con la sua RS-GP seppur di striscio. Anche a Bagnaia, dunque, è stato chiesto un parere sulla sicurezza del tracciato catalano.
“Sono almeno sei anni che su questa pista c’è una situazione un po’ particolare, perché è uno degli impianti più belli, ma è rovinato totalmente dal grip, perché l’asfalto è un disastro. Non c’è grip, non riesci a far niente e quando spingi cadi. Questa mattina Martin non ha fatto niente di particolare: è entrato un pelo più largo, l’ha persa ed è arrivato forte contro gli airfence. Adesso abbiamo la Safety Commission tra 5 minuti e magari parlandone riusciamo a spingere un po’. Il problema però è che è la proprietà del circuito che decide cosa fare”.
Il problema è che ormai i suoi colleghi disertano la Safety Commission, che quindi sta perdendo un po’ della sua utilità: “Non ci viene più nessuno, ma come puoi pensare che funzioni una cosa se neanche ci provi? Per me è una gran cavolata. La settimana scorsa a Le Mans eravamo solo in tre e per me era un incontro importante, perché è stata aggiunta una regola in corso d’opera e secondo me invece andrebbe fatto sempre a fine anno. Alla gara prima si poteva in pitlane tagliando e c’è chi ha fatto 12 punti, a quella dopo invece prendi un ride through. Dovevamo spingere un po’ ed eravamo in tre, ma è un peccato che c’è chi dice che non ha tempo per la Safety Commission. Invece, se fossimo tanti, forse le cose si farebbero”.
C’è chi propone di nominare un solo rappresentante che faccia le veci di tutti sui tempi di sicurezza, ma secondo Pecco non sarebbe una soluzione facile da percorrere neppure questa: “Intanto che vengano tutti alla Safety Commission, perché diciamo la stessa cosa che direbbe un sindacalista. Ci avevamo provato con Sylvain Guintoli, ma poi non è andata avanti perché non eravamo tutti d’accordo e c’erano dei piloti che comunque non volevano partecipare. Secondo me non è la cosa giusta”.
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