Il cessate il fuoco tra Libano e Israele, che sarebbe dovuto scadere domenica, è stato prolungato di altri 45 giorni. Ad annunciare la proroga della tregua è stato il Dipartimento di Stato americano, al termine del secondo giorno di colloqui tra i due Paesi che si sono tenuti a Washington.
La proroga della tregua tra Israele e Libano
Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha spiegato che la proroga del cessate il fuoco per altri 45 giorni è stata concordata dopo due giorni di colloqui “altamente produttivi” tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti. Pigott ha dichiarato che il Dipartimento riprenderà i negoziati “sul piano politico” il 2 e 3 giugno, mentre un “piano di sicurezza” sarà avviato al Pentagono il 29 maggio con delegazioni militari israeliane e libanesi. “Ci auguriamo che questi colloqui promuovano una pace duratura tra i due Paesi, il pieno riconoscimento reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, e la creazione di una sicurezza autentica lungo il confine condiviso”, ha dichiarato in un post su X. La tregua era stata annunciata dalla Casa Bianca a metà aprile ed era in scadenza domenica.

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Sul campo continuano i raid
Il cessate il fuoco, però, non è mai entrato davvero in vigore sul campo. Nel sud del Libano, infatti, sono proseguiti senza sosta i raid israeliani, i contrattacchi di Hezbollah e la distruzione sistematica, a colpi di esplosivo e con le ruspe, di intere località libanesi a sud del fiume Litani. In serata l’esercito israeliano ha ordinato ai residenti di diversi edifici nella città di Tiro, nel sud del Libano, di evacuare immediatamente in vista degli attacchi pianificati nella zona. Israele ha anche annunciato l’uccisione in Libano di un altro militare, con un bilancio che sale a 19 soldati e un contractor civile uccisi. In generale, il bilancio ufficiale dall’inizio della nuova fase della guerra in Libano è salito a 2.951 morti, tra cui circa 200 bambini, e circa 9mila feriti. Nelle ultime 24 ore, secondo le autorità di Beirut, le vittime sono state 59.
Onu: “Ancora attacchi contro Unifil da parte di Israele”
In Libano continuano gli attacchi ai caschi blu da parte delle forze israeliane. Lo ha riferito il portavoce dell’Onu Farhan Haq. “Tre colpi di mortaio sparati dalle forze di difesa israeliane sono caduti a circa 70 metri a sud-ovest di una postazione della missione Unifil vicino a Rumaysh, nel Settore Ovest”, ha detto il portavoce. “Nelle
prime ore di questa mattina – ha aggiunto – i caschi blu hanno segnalato un colpo all’interno e un altro nelle vicinanze di una postazione Onu ad Al Bayyadah, nel Settore Ovest”. Ma ci sono anche altri episodi segnalati nell’area. “Ieri, il movimento dei caschi blu dell’Unifil è stato ostacolato due volte dalle forze israeliane. A sud-ovest di Al Bayyadah, un carro armato ha fermato i caschi blu che stavano scortando la Croce Rossa Libanese, puntando il cannone principale verso il convoglio e
ordinando loro di lasciare l’area; il convoglio ha poi potuto proseguire”.

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E in serata si è riacceso anche il fronte della guerra contro Hamas: l’aviazione israeliana ha preso di mira, con un raid su un edificio residenziale nel quartiere di Rimal a Gaza City, Izz al-Din Haddad, leader del gruppo palestinese nella Striscia e comandante delle brigate Al-Qassam. Secondo un alto ufficiale della sicurezza israeliana citato dal Times of Israel, ci sono “prime indicazioni” che il leader sia stato ucciso nel raid. Altre fonti spiegano che non è chiaro se Izz al-Din Haddad sia tra le vittime. Medici di Gaza, comunque, hanno dichiarato che almeno tre persone sono morte e 20 sono rimaste ferite negli attacchi. “Questo è un messaggio chiaro a tutti gli assassini che cercano di toglierci la vita: prima o poi, Israele vi raggiungerà”, hanno tuonato in una nota il premier Benyamin Netanyahu e il ministro Israel Katz, annunciando l’attacco contro il miliziano definito “uno degli artefici del massacro del 7 ottobre”. Dichiarazioni che fanno temere per la tregua nella Striscia.

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