CANNES Allacciate la cintura, John Travolta non arriva: atterra. Volare, oh-oh. Eccolo, a 72 anni, il basco bianco a coprire la testa calva come una biglia, il ciuffo imbrillantinato di Grease come pallido ricordo, gli occhi azzurri lucenti colmi di gratitudine, allarga le braccia come fossero ali di un aeroplano, è felice, ha la febbre del venerdì sera addosso. Il festival a sorpresa gli dà la Palma d’oro d’onore, John Travolta si porta la mano al cuore: «Non me l’aspettavo, è una serata speciale». Viene accolto dalla standing ovation. E lui: «Questo è un film molto personale». Poi si siede accanto a Alberto di Monaco.
Porta in anteprima il debutto come regista, una storia sulla sua grande passione come pilota d’areo: «Volare è stato il mio primo amore». «Propeller One-Way Night Coach» (Volo notturno per Los Angeles) sarà dal 29 su Apple tv. L’ha scritto, diretto, prodotto. È sua la voce narrante. Descrive l’aereo della TWA con la stessa passione con cui Romeo descrive Giulietta: le luci del tunnel del gate, i disegni sulle fiancate, il rumore delle eliche, la scaletta raccontata come se fosse il tappeto rosso di Cannes. E dall’oblò può vedere tutte le stelle del cielo. Sulle note di Gershwin, la sua madeleine assume una dimensione favolistica, piena di dolcezza. 
«Era un’epoca splendida, romantica, piena di visione e speranza. C’era un grande ottimismo, c’era avventura e si guardava con entusiasmo al futuro Oggi in parte questo manca. Il mio film è un promemoria di ciò che potrebbe di nuovo accadere». Alla figlia Ella Bleu ha dato il ruolo di hostess. Una sorta di breve romanzo di formazione, quel primo volo della sua esistenza, il 22 dicembre 1962, a otto anni, accanto a sua madre. Il viaggio pagato mese dopo mese coi risparmi attraverso l’America è diretto a Hollywood.
Dura più giorni, fa sei scali, fino a Los Angeles. Racconta che all’epoca si poteva fumare, i posti in prima classe erano in fondo, si poteva entrare nella cabina dei piloti.

Ha adattato il suo omonimo libriccino: 42 pagine, e il film è in linea, un’oretta e si esce. L’ha scritto nel 1997 ispirato alla sua infanzia. La madre flirta con un passeggero, lo racconta con tenerezza. «Il ruolo è un misto con mia sorella, sono loro che hanno permesso di trasformare i miei sogni in realtà». Il bambino tenta di fare colpo sulla graziosa hostess, le racconta che la madre fa l’attrice ed è attesa da Paul Newman. A Travolta la passione cominciò a cinque anni, «vivevamo nel New Jersey, dalla mia stanzetta vedevo l’aeroporto La Guardia, gli aerei sorvolavano casa nostra. Quelle luci notturne…Mi sembrava uno show».
Come ospite al Festival di Roma, rinunciò al cachet, in cambio chiese il pieno di kerosene, arrivando col suo jet personale, partendo dalla pista che ha fatto costruire fuori dal suo ranch, munito di hangar. In pratica, parcheggia in giardino. La star viene annunciata dalle clip dei suoi film: «Queste immagini sono per me piene di ricordi e emozioni, la mia vita per l’85 percento, è fatta di cinema».
L’attore convive col dolore per la perdita di sua moglie Kelly Preston e del figlio Jett (nome che beffardamente rimanda alla sua passione), nel 2009, a 17 anni. Il film lo dedica a loro due e agli altri due suoi figli, Benn e Ella. Nell’ultima sequenza, è John Travolta il pilota che dà la mano al piccolo che lo ha impersonato, vestendo il suo sogno infantile. «Non mi aspettavo che venissi preso a Cannes. I film che hanno vinto qui sono sempre stati i miei preferiti».



















































15 maggio 2026 ( modifica il 15 maggio 2026 | 21:36)