Roma, 14 maggio 2026 – La geopolitica di oggi e di domani è indissolubilmente legata alle materie prime: non più solo petrolio e gas, ma anche tutti quei materiali che andranno letteralmente a ‘costruire’ l’energia pulita. Litio, cobalto, nichel, grafite e terre rare sono indispensabili per la transizione ecologica e digitale, le risorse che decideranno chi guiderà l’economia del ventunesimo secolo.
Come sottolineato da un recente report di Ecco Climate, stiamo assistendo a una trasformazione epocale. La decarbonizzazione richiede quantità massicce di minerali per costruire batterie, pannelli solari ed elettrolizzatori. Tuttavia, emerge un enorme rischio concreto: nel tentativo di liberarsi dalla dipendenza storica dal petrolio e dal gas, l’Europa rischia di scivolare in una nuova forma di vulnerabilità. Se il petrolio è sparso in diverse aree del mondo, la catena del valore dei materiali critici è incredibilmente concentrata. La Cina non domina solo l’estrazione, ma soprattutto la raffinazione e la lavorazione, controllando segmenti vitali delle tecnologie pulite. Per i paesi europei, garantire l’accesso a queste materie prime è diventata una priorità strategica assoluta, non solo economica ma di sicurezza nazionale.
Quali sono le aree del Globo più strategiche?
Ucraina
In questo scacchiere, l’Ucraina emerge come un attore inaspettato e fondamentale: ospita infatti circa il 5% delle materie prime critiche mondiali: possiede riserve di grafite tra le prime cinque al mondo, il 7% delle forniture europee di titanio e, soprattutto, un terzo dei depositi di litio dell’intero continente. Kiev e Washington hanno siglato l’anno scorso un accordo storico sulla gestione di queste ambitissime risorse naturali. Molte delle risorse in terra ucraina, stimate in un valore di centinaia di miliardi di dollari, si trovano attualmente nei territori occupati dalla Russia. Questo aggiunge una dimensione economica brutale al conflitto: controllando le miniere di Kiev, Mosca non solo espande la propria base di risorse, ma nega a entrate vitali al nemico e influenza le catene di approvvigionamento globali. L’accordo con gli Stati Uniti punta proprio a mobilitare capitali e tecnologie occidentali per trasformare questo potenziale in una realtà industriale, riducendo al contempo la dipendenza dell’Occidente dalla Cina.
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Turchia
L’Europa, stretta tra la competizione Stati Uniti-Cina, sta cercando di attuare una strategia di ‘de-risking’. Questo significa non solo riciclare di più e scavare nei propri territori (nonostante le resistenze ambientali), ma anche stringere partnership con paesi vicini. Qui entra in gioco la Turchia, che ha recentemente annunciato la scoperta di un enorme deposito di terre rare a Eskisehir. Per l’Unione europea, la Turchia rappresenta un partner politicamente difficile ma strategicamente indispensabile. La sua vicinanza geografica riduce i costi logistici e l’impatto ambientale del trasporto. Integrare la Turchia nelle catene del valore europee potrebbe essere la chiave per una maggiore resilienza, a patto di trovare un equilibrio tra pragmatismo geopolitico e standard ambientali e di trasparenza.

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Africa
Infine, lo sguardo dell’Europa si volge a Sud. L’Africa detiene quote significative di cobalto, manganese e platino. Tuttavia, il rapporto di Ecco Climate avverte che il vecchio modello coloniale di estrazione ed esportazione grezza non funziona più. Paesi come Zimbabwe e Namibia stanno adottando misure protezionistiche per forzare la lavorazione locale dei minerali. L’obiettivo dell’Ue deve essere quello di creare partnership win-win: non più solo prelievo di risorse, ma cooperazione strutturale. Questo significa trasferire tecnologie e costruire impianti di raffinazione in Africa, creando valore aggiunto locale e standard sociali elevati. È l’unico modo per garantire forniture stabili in un mondo in cui la competizione per le risorse sta diventando sempre più aggressiva e transazionale.

In Lombardia ci sono due zone d’interesse, contrassegnate da due numeri (asterischi viola). Il 5 rappresenta possibili depositi di Litio non-convenzionale, mentre l’1 di Fluorite, Barite e terre rare
La strategia europea
La Commissione Europea ha approvato lo scorso anno 13 progetti strategici fuori dai suoi territori per spezzare il monopolio cinese su batterie e terre rare. Si va dal litio in Serbia alla grafite in Ucraina e Kazakistan, fino al tungsteno nel Regno Unito, fondamentale per l’industria della difesa.
L’aspetto più controverso è il doppio standard ambientale di Bruxelles. Mentre in Europa la Commissione impone regole chimiche (come il regolamento Reach) e standard Esg severissimi che spesso scoraggiano le imprese locali, fuori dai confini approva progetti con un impatto ecologico pesante. Un esempio lampante è la miniera di rame di Nussir, in Norvegia: il piano prevede lo scarico dei detriti minerari direttamente nel mare di un fiordo, una pratica che sarebbe impensabile sotto le attuali norme ambientali applicate in Germania o in Italia. Questa incoerenza rivela l’urgenza dell’Ue: la sicurezza degli approvvigionamenti conta ormai più della coerenza green.
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