Ci sono film che se li vedi anche cento volte, lo farai pure la centunesima. Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, con la sceneggiatura di Giovanni Veronesi e la partecipazione del grande Mario Monicelli (era la voce del nonno di Pieraccioni), è uno di quelli. Non ti stanchi mai di riguardarlo.
“Che ce l’hai un gratta e vinci?”. “Ginooo, domani vo’ in Spagna”. “Oooolè”. “Piripiii”. Frasi in apparenza semplici, ma che in poco tempo diventarono veri e propri tormentoni. Il Ciclone che quando arriva non t’avverte, l’abbiamo sentito tutti un po’ nostro.

Sarà che Pieraccioni scelse Stia e Laterina per girarlo, sarà che l’attore fiorentino, dopo il successo de I Laureati, era già bello e famoso, fatto sta che quando Pieraccioni sbarcò nell’Aretino tutti si innamorarono di quel film, dalla trama semplice, con personaggi altrettanto semplici, ma caratteristici.
Era il 1996. Internet era agli albori e ancora si aspettavano l’uscita al cinema del film o la videocassetta successivamente, ma doveva passare diverso tempo per andare al noleggio a prenderla.
Sono passati trent’anni dall’estate del Ciclone che è ancora tra i venti film che hanno incassato di più nella storia del cinema. Un fenomeno al botteghino italiano, oltre 75 miliardi di lire nelle sale, cifra record. Succedeva trent’anni fa e succede ancora oggi.
Perché il successo di quel film ha fatto sì che da oggi fino a domenica, i riflettori del cinema tornassero ad accendersi su Laterina. È stata infatti organizzata una tre giorni ricordando quei giorni di trent’anni fa.
E Leonardo Pieraccioni ci sarà, a patto che “Non piova, perché se piove si sta tutti a casa”, ci ha detto al telefono. Leonardo Pieraccioni ha accettato l’invito del sindaco di Laterina, Jacopo Tassini che praticamente è indaffarato da mesi e mesi in attesa di questo evento che avrà il suo culmine domani, sabato 16 maggio quando tutta la piazza renderà omaggio a Pieraccioni consegnandogli la cittadinanza benemerita.

Ma, perché questo film è rimasto così impresso a tutti?
“Perché nel cinema – risponde Leonardo – così come nella letteratura, nella pittura, tu fai il meglio e poi ci vanno dentro appunto in certi libri, film o quadri, dei codici che non conosci”. E racconta: “Io non è che mi sono impegnato di più con Giovanni Veronesi quando abbiamo scritto il Ciclone. Lo abbiamo scritto in totale scioltezza, anzi, anche presto, in un mese, forse un mese e mezzo. Così come abbiamo scritto gli altri, così, naturalmente. Anche perché nel cinema comico più sei rilassato, più funziona il quadro da commedia”.
“La magia – prosegue Pieraccioni – è anche quella, di fare una cosa, che poi viene riconosciuta con un codice diverso dagli altri ed è bello per questo. Se uno conoscesse il sistema per fare sempre centro e per produrre film che incontrano sempre il pubblico, forse non sarebbe neanche bello questo superenalotto di felicità che ti capita come è successo con il Ciclone”.
“Tappami Levante, tappami”, Massimo Ceccherini che dà il ramato, a proposito, sembra che domani ci possa essere anche lui.
“Ceccherini – risponde Pieraccioni – minaccia di venire, poi nessuno lo va a prendere. Anzi faccio un appello se qualcuno volesse andare a prendere Ceccherini a Cireglio che è sopra a Pistoia dove abita, lo porta a Stia, a Laterina e poi lo riporta a Cireglio noi siamo grati, perché minaccia di venire, ma penso gli abbiano sequestrato la macchina”.
L’amico di sempre. Non solo nel Ciclone, ma anche in quasi tutte le pellicole, molte delle quali girate nell’Aretino. Pieraccioni attratto dai panorami aretini – dopo Stia e Laterina, Anghiari con Una Moglie Bellissima e poi Arezzo Un Fantastico Via Vai – e adesso c’è qualcos’altro sempre targato Arezzo?
_e_Levante_(Leonardo_Pieraccioni)_20962625-1778775860091.jpg)
“Nell’Aretino c’ho girato tanto, perché sono posti belli come tutta la Toscana. Basta lanciare la macchina da presa fuori dal finestrino in qualunque angolo della Toscana e viene fuori un’inquadratura meravigliosa”. E domani?
“E domani speriamo non piova. Perché se piove, si sta tutti a casa. Perché a Laterina c’è un piccolo teatro di cento posti e mi sembra disdicevole lasciare fuori tante persone. O si festeggia tutti insieme il Ciclone o pazienza e rimanderemo al quarantesimo”.
Un occhio al meteo e uno ai preparativi per accogliere nuovamente il Ciclone che “quando arriva, ‘un t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te ‘un ti resta che rimanere lì, bono, bono a guardare e a capire che se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio”.