Firenze, 15 maggio 2026 – Pioggia, vento forte e appena 14 gradi ora a Firenze. E domani, sabato 16 maggio, potrebbe tornare perfino la neve sugli Appennini intorno ai 1.600 metri. Una scena che sembra più da fine inverno che da metà maggio. Eppure sta succedendo davvero.
A spiegare questo clamoroso ribaltone meteorologico è Meteo Toscana, che parla di uno scenario “insolito” non tanto per il freddo in sé, quanto per la rapidità con cui si è passati da temperature quasi estive a valori decisamente sotto media.
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Neve a metà maggio in Toscana: montagna imbiancata e freddo ovunque, meteo impazzito
Dal caldo al crollo termico in pochi giorni
Fino all’11 maggio l’Italia era infatti sotto l’influenza di un robusto anticiclone. Tra il 7 e l’11 maggio le temperature hanno raggiunto valori pienamente estivi: in molte città del centro-nord si sono toccati i 26-28 gradi, mentre al sud si sfioravano addirittura i 30-31 gradi.
Poi, tra il 12 e il 13 maggio, il cambio improvviso. Una saccatura atlantica ha eroso l’alta pressione facendo irrompere sul Mediterraneo aria fredda di origine polare. Nel giro di appena 24-36 ore le anomalie termiche sono precipitate: dalle temperature sopra media si è passati a valori inferiori anche di 5-7 gradi rispetto alla norma stagionale.
Ed è proprio questo contrasto violento tra aria calda e aria fredda ad aver favorito temporali intensi, grandinate, vento forte e nubifragi, soprattutto lungo l’Appennino e nelle aree interne.
Ora la fase più fredda è entrata nel vivo. Tra il 14 e il 16 maggio molte città del centro-nord faticano a superare i 16-18 gradi dopo aver sfiorato i 28 appena pochi giorni fa. Nelle vallate appenniniche le temperature notturne si avvicinano ai 3-5 gradi, con rischio di brinate e gelate tardive in quota.

Maltempo a Firenze
I “Santi di ghiaccio”: quando la tradizione incontra i modelli matematici
Ma c’è un dettaglio che colpisce gli esperti. Questo brusco raffreddamento arriva esattamente nei giorni che la tradizione popolare europea chiama da secoli “i Santi di ghiaccio”.
Si tratta di quattro ricorrenze molto note nel mondo agricolo: San Mamerto l’11 maggio, San Pancrazio il 12, San Servazio il 13 e la cosiddetta “Santa Sofia fredda” tra il 14 e il 15 maggio. Per generazioni, contadini e agricoltori hanno guardato con sospetto queste date, temendo un ultimo ritorno del freddo capace di danneggiare orti, vigne e raccolti.
Nelle campagne si raccomandava di non trapiantare le colture più delicate prima del passaggio dei “santi freddi”. Una prudenza nata dall’osservazione diretta del clima e tramandata nei secoli attraverso proverbi e tradizioni popolari.
E quest’anno la coincidenza è impressionante. “Che i modelli numerici del 2026 confermino, con le loro equazioni differenziali e le loro griglie di calcolo, esattamente lo stesso schema che i contadini osservavano secoli fa è più di una curiosità”, spiegano da Meteo Toscana. “È la dimostrazione che certe ricorrenze climatologiche hanno un fondamento fisico reale”.
A metà maggio, infatti, la circolazione atmosferica europea resta ancora abbastanza dinamica da permettere improvvise irruzioni fredde tardive dal nord Atlantico verso il Mediterraneo. E anche la statistica climatologica conferma una frequenza leggermente più alta di ritorni di freddo proprio in questo periodo rispetto alla fine del mese.
In pratica, la saggezza popolare aveva intuito molto prima dei satelliti e dei supercomputer che la primavera, proprio a metà maggio, può ancora avere improvvisi colpi di coda invernali.
I precedenti storici e un maggio “senza identità”
Non è nemmeno la prima irruzione fredda di questa strampalata primavera. Tra il 30 aprile e il 2 maggio una massa d’aria gelida proveniente dai Balcani aveva già fatto crollare le temperature di oltre 10 gradi in poche ore, con allerte per gelate tardive anche in Toscana.
E la storia italiana è piena di episodi simili. Nel maggio 1957 nevicò in collina sull’Appennino e Firenze registrò appena un grado. Nel 1963 la neve cadde addirittura in pianura in Romagna. Più recentemente, nel maggio 2014, i fiocchi tornarono sulle montagne della Calabria e della Sicilia.
Secondo Meteo Toscana, quello del 2026 non raggiunge i livelli eccezionali del 1957, ma rientra comunque tra gli episodi freddi tardivi più importanti degli ultimi decenni, soprattutto per il contrasto estremo con il caldo dei giorni precedenti.
Il risultato è un maggio completamente “senza identità”: prima il caldo quasi estivo, poi il freddo improvviso, quindi di nuovo instabilità e temporali. Un’altalena atmosferica che, spiegano gli esperti, potrebbe essere legata anche alla transizione climatica tra La Niña ed El Niño, capace di rendere molto più rapide le oscillazioni del tempo.
E il vero caldo stabile, almeno per ora, resta ancora lontano.