Ha difeso il suo operato e lo ha fatto in più occasioni: nel corso di un confronto con i suoi colleghi e con gli infermieri del suo staff, senza immaginare che il suo caposala lo stesse registrando di nascosto. Ma anche nel corso dell’interrogatorio reso dinanzi al gip Mariano Sorrentino, rispondendo alle domande nel filone di inchiesta per falso in cartella clinica, per il quale rischia l’interdizione dai pubblici uffici. Eccolo Guido Oppido, il chirurgo indagato per la morte del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo aver subito il trapianto di un cuore bruciato da ghiaccio secco. Un doppio verbale che Il Mattino ha pubblicato domenica 10 maggio, nel corso dell’inchiesta condotta dai pm Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci. Inchiesta nata da una denuncia dell’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori del piccolo Domenico.

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Al giudice

Oppido si rivolge al giudice che lo sta interrogando e gli dice: «Si metta nei miei panni, io in questa situazione, sono una vittima». Poi ricorda il momento clou del giorno orribile (era il 23 dicembre al Monaldi), quando – prima dell’espianto del cuore nativo di Domenico Caliendo -, si apparta per un attimo con la collega chirurga Gabriella Farina. È a lei che chiede, come è andata? Ricevendo – dice – una risposta tranquillizzante, che lo induce ad andare avanti con l’operazione. Proprio sulla collega Farina, reduce dalla missione a Bolzano, Oppido spiega in premessa: «Gabriella è vittima di un episodio più unico che raro», quello di aver ricevuto ghiaccio secco al posto di giacchio naturale. Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il chirurgo respinge le accuse di aver anticipato alla cieca l’intervento sul piccolo Domenico.

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Nel corso del dialogo con i colleghi, invece, Oppido dice (in un discorso più ampio) che «il cuore nativo di Domenico è stato espiantato prima di capire che l’altro organo avesse danni». Una frase ovvia, quasi banale, che ha allertato alcuni media; ma appare chiaro che, se Oppido avesse capito che il cuore giunto da Bolzano era compromesso, certo non avrebbe mai proceduto ad operare il piccolo Domenico. Ma al di là della frase in questione, conviene seguire il ragionamento fatto dal chirurgo al giudice: «Ho agito avendo la consapevolezza che lei (riferendosi alla dottoressa Gabriella Farina) era in ospedale. Ho aspettato la comunicazione (intorno alle 14.20) che è durata tra i 30 e i 40 secondi. Partita la circolazione extra corporea abbiamo aspettato qualche altro secondo finché non è entrato il frigo in sala». Dunque? «Quando è entrato il frigorifero, a quel punto ho iniziato la cardioectomia».

Ma c’è un attimo in cui Oppido e Farina si guardano negli occhi. Stanchi, stressati, ma motivati a portare a termine l’intervento. Ovviamente ignari del fatto che l’organo donato fosse bruciato da ghiaccio secco. Rivediamo quegli istanti alla luce del racconto messo a verbale da Oppido: «Ho voluto guardare in faccia la dottoressa Farina, era bagnata per la pioggia e mi volevo confrontare un attimo con lei. Le ho detto: “Gabriella, tutto a posto? È andato tutto bene?”, riferendomi al cuore donato». E la risposta della dottoressa non ha lasciato spazio a dubbi: «Sì, sì, va tutto bene».

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Andiamo avanti con la ricostruzione di Oppido: «Allora vatti a lavare – le dissi – devi rifare la cardioplagia (per tenere in vita il cuore donato), dissi anche ad alta voce agli altri componenti dello staff se stessero facendo la cardioplegia. La risposta fu chiara: sì – mi dissero – inducendomi ad andare avanti. Ho percepito un sì molto chiaro, a questo punto ho clampato la aorta (dando inizio all’espianto del cuore nativo)». Difesa dai penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi, la dottoressa Gabriella Farina ha risposto alle accuse in un interrogatorio reso ai pm. Anche il collega Vincenzo Pagano ha offerto la propria versione difensiva. Si parte da un dato: era impossibile riconoscere il ghiaccio secco che ha bruciato l’organo donato.

Le imprecazioni

Torniamo a Oppido. È dinanzi al cuore bruciato dal ghiaccio. Si rivolge agli altri infermieri: «Di voi nessuno parla? Nessuno dice una parola?». Agli atti anche una chat nel corso della quale due soggetti (di cui non è specificato il nome) fanno questo commento: «Possibile, che nessuno gli ha detto un cazzo?», a proposito delle comunicazioni interne alla sala operatoria del Monaldi.

La varichina

Ma Oppido riannoda il nastro e se la prende con la storia del ghiaccio secco: «Ho difeso Gabriella Farina – dice nel colloquio registrato dal caposala -, sfiderei chiunque a riconoscere il ghiaccio tritato, se uno non ci infila la mano dentro (cosa impossibile, data la bardatura clinica)». Ed è sempre il chirurgo a ricordare una metafora: «Se uno chiede al bar un bicchiere d’acqua e gli danno la varichina, la colpa è di chi gliel’ha data, perché nessuno andrebbe a verificare prima di bere».