di
Marta Serafini

Il consigliere di Zelensky: non siamo più nel 2022. L’Europa si mostri credibile: questa guerra riguarda direttamente il futuro della sua sicurezza e la sua capacità di difendersi da nuove minacce»

La mediazione Usa per l’Ucraina è ancora utile, ma senza un cambio di approccio il processo rischia di restare sbilanciato. E l’Europa deve essere al tavolo, perché da questa guerra dipende anche la futura sicurezza del continente. All’indomani dei massicci raid russi che hanno colpito Kiev, il consigliere del presidente Zelensky Mykhailo Podolyak non ha dubbi. La nuova ondata di attacchi con droni e missili sono un messaggio di Putin rivolto insieme all’Ucraina, agli Stati Uniti e più in generale al mondo. Mosca non sta cercando un negoziato reale, ma continua a usare la guerra come strumento di pressione. 

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Putin punta davvero a un risultato politico attraverso i negoziati o li usa solo come pausa tattica nel conflitto? 
«La Russia non sta cercando un risultato politico autentico. Sta cercando di continuare la guerra in una forma per lei sostenibile e, se possibile, vantaggiosa. Per Mosca il negoziato non è uno spazio nel quale rivedere le proprie pretese al di là della realtà sul terreno. È piuttosto uno strumento per guadagnare tempo, per evitare pressioni più dure, per ottenere pause operative utili a riorganizzarsi. La Russia continua a presentarsi al tavolo con le stesse richieste massimaliste avanzate fin dall’inizio dell’invasione. Questo dimostra che non siamo davanti a una trattativa reale, perché questa presupporrebbe accettare che i costi della guerra crescono, che nessuna delle parti può semplicemente imporre le condizioni iniziali come se nulla fosse accaduto. Dovremmo averlo capito ormai: un negoziato serio con la Russia è possibile solo se il costo della guerra aumenta in modo significativo». 

I nuovi attacchi su Kiev sono il segno di un rifiuto del negoziato o un modo per rafforzare la posizione di Mosca prima di tornare al tavolo?
«Questi attacchi riportano alla luce un elemento a volte dimenticato o minimizzato: l’odio della Russia verso l’Ucraina non è scomparso e continua a tradursi in una guerra apertamente distruttiva. Ma ce n’è anche un altro: il momento in cui questi raid sono stati lanciati. Il tempismo è fondamentale. Putin ha colpito di nuovo Kiev proprio mentre Trump era in visita da Xi. Non una coincidenza. Ma un messaggio per tentare di ribadire che nessuna questione globale può essere discussa senza la Russia e senza Putin. Ed è anche un messaggio diretto a Trump: le sue parole, da sole, non bastano a fermare l’aggressione russa». 

A Washington alcuni osservatori ritengono che una mediazione Usa rischi di essere percepita come sbilanciata a favore di Mosca. Quanto pesa questa percezione per l’Ucraina? 
«È evidente che gli Stati Uniti hanno adottato da tempo una linea di diplomazia molto prudente verso la Russia. Ed è altrettanto evidente che questa tattica, almeno finora, non ha prodotto i risultati sperati. Putin continua a rifiutare qualunque soluzione autentica della guerra. Questo lo vedono tutti. Detto ciò, il coinvolgimento degli Stati Uniti nel processo negoziale è ancora utile, perché consente all’Ucraina di spiegare in modo chiaro la propria posizione, di trasmettere una valutazione realistica di ciò che accade sul fronte e di contrastare le narrazioni costruite da Mosca. Il problema è che oggi Washington agisce più come facilitatore che come mediatore. Un mediatore efficace, invece, dovrebbe dire alla Russia, in modo molto netto, che il tempo delle illusioni è finito, che le premesse del 2022 non sono più applicabili automaticamente al presente, che non si può continuare a parlare di negoziato mantenendo una posizione immobile e accompagnandola con raid sulle città ucraine». 

In che modo l’Unione europea può rafforzare la sua posizione al tavolo negoziale?
«Questa guerra riguarda direttamente il futuro della sicurezza europea, le garanzie che dovranno essere costruite, la capacità del continente di difendersi da nuove minacce. L’Europa è già coinvolta profondamente, sia sul piano politico sia su quello militare ed economico. È quindi naturale che abbia un ruolo pieno anche nella definizione di un eventuale percorso negoziale: Mosca prova costantemente a capire dove esistano fragilità da sfruttare. Per questo è essenziale che l’Europa si presenti come un attore autonomo, coerente e capace di decisioni rapide. Solo così può essere credibile. E solo così può contribuire non a una pace apparente, ma a una sicurezza reale e duratura».

16 maggio 2026 ( modifica il 16 maggio 2026 | 08:45)