Il comico ci racconta tutta la sua passione nerazzurra: “Moratti chiese a me, Aldo e Giovanni di presentare il Fenomeno allo stadio. Ho iniziato a tifare Inter grazie a mio cugino cieco che leggeva la Gazzetta dello Sport in Braille. Sfidai Baggio in una gara di punizioni”


Francesco Maletto Cazzullo

Giornalista

15 maggio 2026 (modifica il 16 maggio 2026 | 08:45) – MILANO

C’ è chi l’Inter la tifa e chi, come Giacomo Poretti, l’ha trasformata in una compagna di viaggio, di sketch e di vita. Dai tempi in cui con Aldo e Giovanni s’inventava il personaggio di “Rolando” a Mai dire Gol, fino alla storica presentazione di Ronaldo il Fenomeno davanti a un San Siro ribollente, il legame tra il comico e i colori nerazzurri è un intreccio inestricabile di passione e aneddoti. Reduce da una recente visita ad Appiano Gentile, Giacomo ci ha aperto la scatola dei ricordi: dalle sfide a colpi di punizioni con Roberto Baggio alle discussioni tattiche tra Aldo Baglio e José Mourinho.

Giacomo, com’è andata la sua visita ad Appiano?

“Un’esperienza fantastica, non ci andavo dai tempi di Pioli e l’ho trovata molto migliorata, molto più moderna. Il clima era di grande festa, ho scambiato qualche chiacchiera con Thuram e gli italiani, tutti miei fan: volevano sapere la data d’uscita del mio prossimo film”.

Si è portato dietro qualcosa? 

“Dimarco ha regalato la sua maglietta a mio figlio, che è rimasto in trance tutto il tempo. Ricambierò il regalo portando a Porta Romana, dove si trova il fruttivendolo dei suoi genitori, una maglia per celebrare lo scudetto che ho fatto insieme ad Aldo e Giovanni. Spero che la possa indossare la prossima giornata per la festa scudetto”.

Ha qualche ricordo allo stadio con loro?

 “Mi ricordo tante partite vinte, ma il mio ricordo indelebile a San Siro con loro resta la presentazione di Ronaldo il Fenomeno. A “Mai dire Gol” ci divertivamo a fare questo personaggio, “Rolando”, una storpiatura del calciatore che faceva Aldo, pensando che non sarebbe mai venuto all’Inter. Piacque molto a Moratti, che ci contattò quando arrivò il Fenomeno vero e ci invitò a presentarlo a San Siro. Noi ovviamente accettammo, ma al momento dell’annuncio, con lo stadio pieno, ce la facemmo addosso: Giovanni e Aldo non avevano il coraggio di parlare; quindi, lo feci io con un discorso improvvisato sul momento che ho totalmente dimenticato. Ma posso dire di aver annunciato il Fenomeno a San Siro”.

 Lo avete mai più rivisto? 

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“Diverse volte alla Pinetina, insieme a Baggio, che per l’occasione sfidammo in una gara di punizioni con la sagoma delle barriere. Io, Aldo e Giovanni contro di lui: in tre non riuscimmo a centrare lo specchio della porta nemmeno una volta.”

Altri ricordi? 

“Il più imbarazzante, una cena di beneficenza con Moratti e Mourinho. Mou era appena arrivato all’Inter e aveva subito panchinato Toldo, beniamino di Aldo, per Julio Cesar. Al momento dei convenevoli Aldo non disse niente, non si presentò, disse solo: “Toldo deve giocare sempre titolare” e Mou: “Julio primo portiere, Toldo secondo portiere”. E Aldo, da vero tifoso, continuò: “Toldo è il portiere della Nazionale, deve giocare”, ma anche Mou non voleva mollare: “Giocherà in Coppa Italia”. Ma Aldo non ne voleva sapere, continuava ad insistere per la titolarità di Toldo. Alla fine, lo abbiamo messo a tacere con la forza”.

Altri interisti celebri?

 “Ho un rapporto stupendo con Bergomi e tutti i calciatori di quell’Inter. Poi conosco molto bene Mazzola, che presentò Rolando/Aldo per Mai Dire Gol. Poi andammo alla Pinetina a filmare l’allenamento di Aldo con tutti i giocatori dell’Inter, con lo Zio che si faceva dribblare apposta”.

Ma lei perché tifa Inter?

 “Una questione di famiglia, mio padre e mio zio erano grandi interisti. A quattro anni mi regalarono maglietta e scarpini nerazzurri. Ma il tifo vero è iniziato grazie alle sfide con mio cugino Antonio: era cieco e tifava Milan. Leggeva sempre il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport in Braille. E con lui iniziarono i primi sfottò. Quando guardavamo il derby insieme ripeteva sempre: “Ma come gioca Rivera?” e mio padre: “Ma cosa ne sai tu di come gioca Rivera?”. Poi ci mettevamo a ridere tutti quanti, si divertiva tantissimo”.

Prima volta a San Siro? 

“Una partita di Coppa Italia contro il Catania, ma non mi ricordo niente. Passai tutto il tempo a osservare il pubblico allo stadio: non avevamo mai visto tante persone nello stesso luogo. Ma dopo quella partita non ho più smesso d’andarci”.

Il derby più bello?

 “Quello del ’79 con la doppietta del mitico Beccalossi, un personaggio epico di cui porto un bellissimo ricordo. Un piacere immenso dopo un tour de force da girone dantesco: ricordo una fila infinita per entrare allo stadio; alle 11:30 ero in curva perché al tempo i posti non erano numerati, scoppiò a piovere in maniera beffarda. E poi la grande gioia. Ero allo stadio anche quando sbagliò i due rigori”.

E il derby più brutto?

“Una sconfitta nel ’99. Vincevamo 1-0 con gol del Fenomeno su rigore, che poi venne ingiustamente espulso per colpa di una simulazione evidente di Ayala, che a mio avviso supera di gran lunga quella di Bastoni contro la Juve. Alla fine, vinsero i rossoneri 2-1”.

E l’Inter del futuro come se la immagina?

“Innanzitutto, dobbiamo tutti fare i complimenti a Chivu, che si è rivelato essere un tecnico strepitoso. Ora l’obiettivo sarà quello di abbassare l’età media. Abbiamo dei giocatori fortissimi ma un po’ avanti con l’età, ma Marotta è bravo: sono sicuro che quest’estate lavorerà sui giovani”.

Per il suo podcast ha intervistato un sacco di interisti, Zanetti in primis. 

“Il Pupi è una persona incredibile. Ci siamo conosciuti quando giocava nell’Inter e abbiamo subito legato. Con Aldo e Giovanni abbiamo fatto uno spot per l’associazione benefica che gestisce insieme a Cordoba. Poi un altro grandissimo che ho intervistato è Paolo Maldini”.

Che impressione le ha fatto?

“Un gigante: quando parla di calcio rimani incantato. Una persona educata e con una preparazione incredibile; da interista, sono contentissimo che il Milan lo abbia cacciato. Sarebbe stato molto pericoloso averlo ancora come ds”.