di
Marco Cremonesi

Il legale che nei giorni scorsi ha assunto la difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion: «Sono brave persone»

Ci sono due paia di scarpe davanti alla porta della famiglia nel bosco. Quelle per stare fuori e quelle da indossare una volta entrati. Simone Pillon, l’ex senatore leghista ed ultras integralista cattolico che nei giorni scorsi ha assunto la difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion è rimasto colpito, ancora prima di parlare con i genitori dei bambini prelevati dal Tribunale dei minori, dal lindore della casetta di Palmoli, là sui monti Frentani: «Mi ha ricordato quella dei miei nonni».

Ma la cura degli spazi, il rigore domestico concorre al ritratto che vuole costruire di una coppia che non è quella fin qui raccontata. Però, tutto questo non lo dice lui. Lui si limita a spiegare che vuole «abbassare i riflettori su questa vicenda». Pare strano, di solito il crociato anti gender non sembra rifuggire la pubblicità mediatica. Ma tant’è, per conoscere il Pillon pensiero occorre sentire i suoi collaboratori. Il punto fermo suo, già espresso, è l’escludere «nel modo più assoluto l’ipotesi di affidamento o di adozione dei bambini». 



















































Soprattutto Pillon vuole allontanare il sospetto di qualsiasi strumentalizzazione politica, perché la coppia anglo-australiana è la «più apolitica che io abbia mai conosciuto, trasversale, a cavallo di tutto». Però c’è chi racconta anche che l’organizzatore di vari Family day si sia anche lasciato sfuggire una battuta: «Non capisco lo scandalo. Loro vivono esattamente come l’Unione europea vorrebbe che vivessimo tutti. Impatto zero, nessun consumo di elettricità. Tutto Green, tutto sostenibile. Tutto come vorrebbe il Pensiero Unico Ambientalista».

Certo, Pillon ora dovrà riuscire dove altri tre avvocati si sono arresi. Persuadere la coppia ad andare incontro ad alcune delle richieste. Per esempio sull’istruzione: «Ci si viene incontro nel rispetto della legge» dicono i suoi. Cosa ben diversa dall’educazione. E anche qui, c’è un virgolettato dell’avvocato carpito da chi con lui parla tutti i giorni: «I figli uno li educa come gli pare. Sennò, torniamo ai Balilla». È la sua linea da sempre — la famiglia come spazio sovrano, lo Stato che deve avere precisi confini. Ma appunto, questa volta non vuole che le sue parole brucino la causa prima ancora di cominciare. Del resto, c’è tempo: Pillon ritiene che i giudici «non si pronunciano mai durante la Consulenza tecnica d’ufficio, se non per questioni marginali. Il deposito finale della Ctu è previsto per il 28 giugno, dopo sarà fissata un’udienza». E dunque, non dovrebbero esserci novità prima di luglio.

Certo, può dare nell’occhio il fatto che le massime cariche del governo — a partire dalla premier Meloni e per proseguire con il vice Salvini che ci è addirittura andato di persona — prendano posizioni così forti su una vicenda che è tutta comunque nell’ambito della legislazione vigente: «Il Parlamento deve risolvere il problema. Trentamila bambini nelle case famiglia, non si può sentire. Per una spesa di non so quanti miliardi». E comunque, taglia corto con i collaboratori, «se accettiamo che il cane da guardia della democrazia possa abbaiare, dobbiamo accettare che abbai anche davanti al tribunale dei minori»

16 maggio 2026 ( modifica il 16 maggio 2026 | 09:13)