L’Azienda ospedaliero-universitaria e l’Università hanno contribuito in modo determinante allo studio internazionale Nibit-Epi-Meso, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica ’Nature Genetics’. La ricerca, coordinata dalla Fondazione Nibit, ha portato all’individuazione di quattro sottotipi di metilazione del Dna tumorale capaci di predire in modo indipendente sia la risposta al trattamento immunoterapico sia la sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. Questo traguardo scientifico fornisce indicazioni cliniche più precise rispetto alla tradizionale distinzione istologica, consentendo di orientare le scelte terapeutiche verso cure più adatte per ogni singolo paziente.

Il mesotelioma pleurico è una neoplasia rara e altamente aggressiva, quasi sempre associata all’esposizione prolungata all’amianto. Sebbene la combinazione di farmaci immunoterapici sia l’attuale standard di cura, solo una parte dei pazienti beneficia di risultati significativi a lungo termine. Per rispondere alla mancanza di biomarcatori predittivi, lo studio ha analizzato retrospettivamente 91 pazienti attraverso un approccio multi-omico integrato, comprendente il sequenziamento dell’Rna, dell’esoma e lo studio della metilazione del Dna. Un approccio multi-omico integrato è un modo di studiare il corpo umano guardando più ’strati’ contemporaneamente invece di analizzarne uno solo.

“I risultati – dichiara Luana Calabrò, direttore dell’Oncologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria e primo autore dello studio – suggeriscono che i quattro sottotipi identificati a diverso grado di metilazione non descrivono solo caratteristiche molecolari differenti, ma riflettono biologie tumorali profondamente diverse, con implicazioni dirette sull’efficacia del trattamento immunoterapico. Questa scoperta consentirà di trattare i malati di mesotelioma non più solo in base alla classificazione istologica ma anche in base alle differenze molecolari. Si potranno cosi selezionare i malati “giusti” per il trattamento immunoterapico, evitando cure inefficaci e tossicità”.