di Andrea Laffranchi

La cantautrice torna con il singolo «Vita mia» dopo la fine del matrimonio con la storica fidanzata di Silvio Berlusconi: «Quei cinque anni vissuti insieme nella Toscana bucolica mi sono pesati»

La fine di una storia, quella con Francesca Pascale, dopo due anni di matrimonio rotolati in fretta e consumati dal gossip. Un trasloco per fuggire dalla campagna che le stava stretta e tornare nella sua casa di Roma con «pavimenti, divano, tavolo e sedie nuovi». Una nuova fase creativa «come un getto d’acqua che si apre all’improvviso» e «la ritrovata voglia di prendere in mano penna e chitarra» abbandonate per troppo tempo. Paola Turci si sente «felice e in ripartenza» e tutta questa aria di novità e cambiamento l’ha convogliata in Vita mia, il suo nuovo singolo che esce oggi. 

In una strofa lei canta: «è una canzone diversa/ uscita fuori dalla mia stanza/ mentre mettevo a posto la testa». Cosa non funzionava dentro di lei? 
«C’era un reset da fare. Tante cose da mettere a posto. È una canzone, scritta con Veronica Lucchesi della Rappresentante di lista che ha subito colto l’aria di rinnovamento, di complicità, di voglia stare insieme oltre i pregiudizi e le differenze». 



















































Sempre dal testo: «la mia prima primavera»… Solo la prima? 
«Quando arriva, sembra sempre la prima. A volte, e questa è una di quelle, lo sembra ancora di più. Potrebbe anche non essere l’ultima ripartenza della mia vita, del resto sono allenata ai cambiamenti, mi affascinano. Però ho ritrovato l’allegria, la serenità. Vedo questa leggerezza che esce dalla canzone e che mi assomiglia». 

Chi o cosa gliele avevano sottratte? 
«Non mi erano state portate via, ma si erano assopite, erano in pausa. Non me ne rendevo conto, ma da metropolitana quale sono, i cinque anni vissuti (con Francesca Pascale, ndr) nella Toscana bucolica mi sono pesati. Mi mancavano anche quelle cose stupide della vita cittadina che quando hai magari disprezzi, come i rumori della strada. Mi fa piacere sentire l’autobus che passa lontano, è un sintomo di presenza umana che è quello che mi è mancato. Per scrivere ho il bisogno di sentirmi “insieme”. Tornata a Roma, in un residence mentre sistemavo casa, il disco è nato in due mesi». 

Se c’è una primavera adesso, vuole dire che prima c’è stato un autunno/inverno sentimentale? La fine del matrimonio con Pascale?
 «A dire la verità, dopo due giorni dalla separazione ero felice. Forse un po’ disorientata ma woooah. Certo, prima le stagioni ci sono state e anche un inverno prolungato». 

La fine della storia è una cicatrice? 
«No, o se lo è stata si è già rimarginata. All’inizio qualche affermazione e qualche bugia mi hanno disturbato, poi ho lasciato andare. Come dico nel brano “la verità conta”». 

In un’intervista al Corriere, Pascale ha parlato di una relazione tossica… Bugia? 
«Quello è vero. C’erano incomprensioni ed era sempre più marcata una differenza di vedute e di opinioni che all’inizio non c’era. Se incontrassi la persona che vedo in certi filmati adesso, come quello di Viareggio (in cui Pascale insulta dei manifestanti ProPal ndr) eviterei di averci a che fare».

Sempre Pascale su di lei: «Disprezzava Berlusconi, ma non il fatto di vivere in casa mia con il suo denaro». 
«Ho sempre vissuto delle mie forze e del mio lavoro, sono sempre stata autonoma. Il nostro legame andava oltre il fidanzamento, siamo state sposate, ma io avrei voluto vivere nella mia casa. Mi è mancata molto una casa che sentissi mia». 

Torniamo al bucolica? 
«No, non per quello: mi sentivo ospite». 

Ci si sentiva o la faceva sentire così sua moglie? 
«È la stessa cosa». 

Sentiva la pressione mediatica, il gossip? 
«Sono abituata alla presenza di media e fotografi quando vado in un posto dove si suppone che ci siano media e fotografi. Sin dai tempi in cui stavo con Paolo Canè – lui tennista, io fresca vincitrice di Sanremo – non sono mai riuscita ad abituarmi, invece, ai paparazzi. All’epoca non sapevo nulla di questi meccanismi e mi ritrovai sul giornale. E anche questa volta mi sono trovata sui giornali». 

Pesava più il fatto che foste due donne o che Pascale fosse una delle ex di Silvio Berlusconi? 
«Entrambe, si sentiva il peso della voglia degli altri di saperne di più. Però quando incontri una persona non pensi “con chi è stata prima di me?”. Ho scoperto le sue idee leggendo un’intervista realizzata da Francesca Fagnani sul Fatto in cui parlava solo di diritti civili e Pannella… Una visione che non era certamente di destra. Mi ha incuriosita. Poi si è presentata e mi ha corteggiata. Mi ha conquistata con il suo essere simpatica e sveglia. È stata la prima e forse l’ultima volta in vita mia che mi sono innamorata di una donna, ma non la prima che mi sono innamorata di una persona». 

A proposito di Fagnani… è vero che lei si sarebbe ingelosita per quel “ti posso corteggiare?” rivolto alla conduttrice dalla sua compagna? 
«È stato tutto travisato, a partire dal mio post: “non sono gelosa ma”. In realtà la gelosa era lei». 

La musica in casa Turci-Pascale… La sua compagna era molto amica di Mariano Apicella, il chitarrista e cantante preferito dall’ex premier… «Non è il mio mondo, ma Apicella canta e suona De André benissimo».

Un’altra strofa della nuova canzone… 
«Ci proveremo un’altra volta/ Sapremo dire ancora basta/ Ehi amica, la senti l’aria?». 

Si riferisce a Pascale? 
«Mi viene una battuta… Non siamo amiche»… 

Avete chiuso così male? 
«Io sono una persona pacifica e pacificatrice. Ho tentato di contattarla, non con grandi slanci, ma non mi è stato possibile raggiungerla. Lei dal giorno uno ha mandato avanti i suoi avvocati e di conseguenza io ho fatto lo stesso. Ora si parlano fra legali. C’è un accordo di riservatezza e non posso dire molto, anche se lei è stata la prima a parlare e mi è toccato mandarle delle diffide».

Fra gli strascichi anche la lite sui cani. Lei non può vedere il suo Lupo che vive a casa Pascale. È vero? 
«Non solo il mio cane, ma anche i suoi dieci con i quali ho vissuto, e dormito, in tutti questi anni. Nel contratto di separazione avevo rinunciato a rimanere in una delle sue case in attesa della sistemazione della mia, pur di avere in cambio la possibilità di vedere i cani due volte al mese. Lei ha detto che cancellavo le visite per motivi di lavoro… in realtà, quando dopo vari rimandi finalmente ne era stata fissata una per un lunedì, il sabato prima lei mi ha mandato una pec per comunicare che non ci sarei potuta andare. Dopo qualche mese in cui le ho pensate tutte per poterli incontrare ho deciso di dare un colpo secco e di non vederli più. Ho deciso di non fare un torto al mio Lupo e l’ho lasciato nel branco in cui è arrivato che aveva 4-5 mesi e che lo ha svezzato. Mi è rimasta qualche foto sul cellulare. Puoi immaginare il dolore… C’è un vuoto grandissimo». 

Non è la prima rinascita che racconta… Ci fu quella della consapevolezza e dell’accettazione del suo aspetto fisico dopo l’incidente automobilistico del 15 agosto 1993: basta frangia a coprire la cicatrice, basta paura degli specchi… 
«Nel 2013 con l’autobiografia Mi amerò lo stesso ho capito che ero stanca di nascondermi e mi era venuta voglia di dirlo pubblicamente, non solo all’analista. Mi sono sentita in pace, finalmente libera da uno scudo che invece di proteggermi mi soffocava. Fu una ripartenza, una rinascita anche se, visto che quando accadono certi cambiamenti siamo sempre noi e non un’altra persona, preferisco parlare di trasformazione, passo in avanti, evoluzione». 

La ferita era dentro o fuori? 
«Associavo tutto alla mia faccia e all’incidente… È stato un continuo susseguirsi di alti e bassi, dentro e fuori. Quello che è cambiato è che prima mi guardavo con gli occhi degli altri, adesso vedo quello che sono e non lo dimentico, ma mi guardo con i miei. Per vent’anni ho pensato alla bellezza degli occhi degli altri: normali e in equilibrio. Ho fatto molti interventi chirurgici, l’ultimo nel 2016, ma adesso non cerco più quell’equilibrio. A volte torna il riflesso di sedermi e mettere al riparo dagli sguardi il mio lato destro, e sebbene senta una differenza fisica, qualcosa che tira ad esempio, mi dimentico da che parte sia». 

In questi ultimi anni c’è stato più teatro che musica nella sua carriera. 
«È da fine 2019 che non suono un concerto vero con la mia band. Nel frattempo ho portato in giro il monologo tratto dall’autobiografia e uno spettacolo sulle donne nella canzone italiana con Gino Castaldo. Ho esaudito il desiderio di teatro che mi portavo dietro dall’Accademia che frequentavo proprio prima dell’incidente. Per me sarà un’incognita tornare live, non voglio ancora immaginarmelo». 

Nell’album ci saranno delle canzoni su questo divorzio? 
«Un disco è sempre un po’ autobiografico ma contiene anche suggestioni che arrivano da altrove. Questo è nato con la forza di un getto d’acqua che si sblocca all’improvviso. Ci saranno accenni ma mescolati ad altri stati d’animo e altre esperienze vissute». 

Un terzo matrimonio?
 «Noooooo. Questo, anche se non ce n’era bisogno, l’ho fatto per amore: lei avrebbe voluto sposarsi dopo sei mesi che ci siamo conosciute. E forse non c’era bisogno neanche del primo, sebbene voglia un bene enorme al mio ex marito. Trovo stupendo che le mie nipoti a 25 anni lo chiamino ancora zio Andrea (Amato, giornalista e autore ndr )». 

In questa intervista non ha mai chiamato Francesca Pascale per nome o per cognome… 
«Può darsi. Non è più parte della mia vita. Francesca Pasc.. Pasquale. Ogni tanto la chiamo così… e spero che si riesca a far entrare questo sorriso sul giornale».

16 maggio 2026