Reggio Emilia, 16 maggio 2026 – Una scoperta sensazionale sul Parkinson ha visto protagonista l’Unità complessa di Neurologia dell’Irccs di Reggio Emilia che ha prodotto una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale ‘Nature Medicine’. Lo studio è stato finanziato dalla Michael J. Fox Foundation, la fondazione voluta dall’attore di ‘Ritorno al Futuro’ nel 2000, due anni dopo aver rivelato di essere affetto dalla malattia, e che ha stanziato circa 500 milioni di dollari a favore di progetti di ricerca per la patologia in questione.
Che cosa dice la ricerca: l’identificazione precoce dei soggetti a rischio
La ricerca si è focalizzata sul ruolo del microbioma, ovvero il patrimonio genetico del microbiota intestinale, in rapporto all’esordio e al progredire della malattia. Sotto la guida della dottoressa Sara Montepietra e in particolare tramite il Centro disturbi del movimento, diretto da Francesco Cavallieri, è stato dimostrato come alcune specifiche alterazioni possono contribuire all’identificazione precoce di individui a rischio, anche prima della comparsa dei sintomi.

Uno dei grafici legati allo studio sul microbioma fatto dall’Unità complessa di Neurologia dell’Irccs di Reggio Emilia che – secondo i ricercatori – può portare alla previsione dello svilupparsi della malattia (foto tratta dalla rivista internazionale Nature Medicine)
Un risultato importante che apre nuove prospettive di terapie sul Parkinson
Un risultato di altissimo livello che rappresenta un traguardo rilevante nella comprensione dei meccanismi di sviluppo del Parkinson e apre nuove prospettive per terapie che anticipino il mostrarsi della malattia. Lo studio è stato pubblicato su ‘Nature Medicine’ e fa parte del progetto internazionale ‘Parkinson Microbioma’, finanziato da Aligning Science Across Parkinson’s e dalla Michael J. Fox Foundation. In Italia, lo studio ha avuto come centro di riferimento la Fondazione Irccs Mondino di Pavia e ha coinvolto la Neurologia dell’Irccs di Reggio Emilia come unica altra realtà interessata nel nostro Paese. Prima autrice è Elisa Menozzi, ricercatrice reggiana del Queen Square Institute of Neurology di Londra.
“Una speranza concreta a chi soffre di questa malattia così invalidante”
“Si tratta di un bellissimo riconoscimento che certifica il livello internazionale dell’ecosistema della ricerca dell’Emilia-Romagna – sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi -. Investire in ricerca significa investire nel miglioramento della qualità della vita, offrendo una speranza concreta a migliaia di persone che oggi soffrono di una malattia così invalidante, per loro e per chi se ne prende cura. Dunque – conclude Fabi -, complimenti all’Irccs di Reggio Emilia e da parte della Regione confermiamo l’impegno a investire risorse nella ricerca sanitaria a ogni livello”.

I dati del Parkinson in Emilia-Romagna
La malattia di Parkinson è una delle malattie neurologiche degenerative più diffuse e colpisce una persona ogni cento sopra i 65 anni. In genere inizia intorno ai 60 anni, ma può manifestarsi anche prima dei 40 anni. In Italia, ogni anno vengono diagnosticati 15mila nuovi casi, di cui almeno mille in soggetti con età inferiore ai 45 anni. Si calcola che in Emilia-Romagna ci siano 18mila persone con malattia di Parkinson.
Una cura non è ancora stata trovata. Tuttavia, con i farmaci attualmente disponibili, i pazienti possono avere un controllo dei sintomi (cioè essere in grado di svolgere una vita senza particolari limitazioni) per i primi 3-5 anni.
Il Centro Disturbi del Movimento dell’Ausl-Irccs di Reggio Emilia si occupa della diagnosi e della cura dei differenti disturbi del movimento, tra cui il Parkinson, parkinsonismi atipici, atassie, sindromi tremorigene, distonie, corea e altri disturbi del movimento, anche di origine genetica e rara. È riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna come centro di terzo livello per la Malattia di Parkinson e i disturbi del movimento, e da Orphanet come Centro di riferimento per le forme rare e genetiche. I pazienti possono essere seguiti sia in regime ambulatoriale che di ricovero ordinario o diurno (Day Hospital e Day Service), così da permettere valutazioni diagnostiche e terapeutiche complete attraverso protocolli dedicati.