Ferrara, 16 maggio 2026 – Ormai si è capito. Quando si apre un account di intelligenza artificiale e la si usa quotidianamente, quella apprende il modo di relazionarsi dell’utente, si perfeziona sulla base dei suoi gusti, considerando le sue abitudini, per migliorare – si spera – la propria efficienza: diventa una simpatica governante digitale, che ti può indicare dove mangiare a pranzo, come vestirti per non sudare e, all’occorrenza, può compilarti anche la tesi di laurea. Ma a livello superiore, per esempio in ambito accademico, l’intelligenza artificiale ha potenzialità ben più rilevanti. Anche, se non soprattutto, in campo medico.

Al progetto ha lavorato un’equipe di medici e ingegneri del nostro ateneo
Il robot non fa diagnosi, ma misure
Lo dimostra una ricerca prodotta proprio a Ferrara, presentata ieri pomeriggio agli studenti di medicina nell’aula magna di Cona. Al centro, un’idea del docente dell’ateneo estense, Paolo Zamboni, che ha poi lavorato con un’equipe di medici e ingegneri, per realizzare “uno strumento completamente robotico che non esiste altrove”, un braccio meccanico, collegato a un ecografo e in grado di eseguire in totale autonomia un’ecografia, non al fine di ottenere una diagnosi, ma delle misure, a cui il robot è stato addestrato attraverso una rete neurale: “copiando me o altri medici quando eseguiamo l’Eco Doppler, ha imparato a restituire misurazioni perfette”.
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Il professor Paolo Zamboni
Il dubbio emerso dal robot e l’incontro con il medico
Si tratta di un progetto iniziato un paio di anni fa: “la cosa bella – dice Zamboni – è che se ne sono occupati giovani ricercatori e dottorandi, sia di medicina che di ingegneria, che io ho avuto la fortuna di poter coordinare: siamo arrivati a un prodotto che né cinesi né giapponesi né americani hanno e che è nato e si è sviluppato interamente a Ferrara”.
È vero, robot in medicina vengono già usati da tempo: “ma sono robot teleguidati da lontano, sempre da una mano medica”. La differenza “è che questo robot agisce in autonomia attraverso l’intelligenza artificiale. È in grado di localizzare le strutture anatomiche e di prendere misure che la scienza ha stabilito essere di presenza o assenza di malattia”. Di conseguenza, quando le misure sono certamente negative, il paziente può anche tornare a casa, senza incontrare direttamente il medico. “Quando invece il robot fa emergere un piccolo, ragionevole dubbio, il paziente viene indirizzato a un incontro con il medico”.
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I ricercatori ieri nell’aula magna di medicina
L’utilità del robot in un quadro di carenza di medici e liste d’attesa infinite
Il discorso introduttivo di Zamboni e della sua equipe punta molto sull’utilità di questo progetto: “andrebbe a colmare la carenza di medici e delle infinite liste di attesa. Uno dei problemi più gravi della sanità. Il 90% delle persone che vengono esaminate sono infatti falsi negativi: in questo modo rassicureremmo in tempi rapidissimi un buon 70% dei pazienti e quel 30% che, oggi, rischia di arrivare tardi alla diagnosi, riceve invece una risposta in tempi utili”.
Dal prototipo alla vera operatività
Attualmente, il robot è un prototipo. L’iter per arrivare a una vera operatività passa inevitabilmente da una richiesta al Comitato Etico. In un primo momento operatori umani lavoreranno a diretto contatto con il robot, per dimostrare che questo sistema è in grado di agire perfettamente e senza pericoli.
L’ultimo tema, sollevato, dopo la dimostrazione, da qualche studente attento, è quello del costo: “la rete neurale integrata al braccio meccanico è un software che costa pochissimo, mentre il braccio costa meno di un qualsiasi ecografo. Può lavorare 24 ore al giorno e, più lavora e più si perfeziona, diventa raffinato e performante. Al contrario di un operatore umano, che dopo tre ore di lavoro perde, inevitabilmente, efficienza”.

