Una splendida rete del ghanese su assist di Haaland decide la finale di Coppa d’Inghilterra. Per il Manchester City è l’ottavo trionfo
16 maggio 2026 (modifica alle 18:18) – LONDRA
Un pizzico di magia. È l’ingrediente segreto che Antoine Semenyo ha aggiunto al Manchester City, quello che al 72’ di una finale tesa contro il Chelsea gli ha permesso di tirare fuori il colpo di tacco che l’ha decisa. È l’apoteosi per quello che, arrivato a gennaio dal Bournemouth per 72 milioni di euro, va considerato l’acquisto dell’anno. È il trionfo del City, che nella “Cattedrale” di Wembley regala a Pep Guardiola il trofeo numero 20 della sua collezione a Manchester. Se sarà l’ultimo della serie o meno, per qualche ora non importa a nessuno (qui il nostro focus su Maresca possibile successore di Guardiola): non al City, che celebra sul prato dello stadio simbolo del calcio inglese la sua seconda coppa nazionale, dopo la Carabao Cup vinta a marzo battendo l’Arsenal; non ai suoi tifosi, che colorano di azzurro proprio la metà di Wembley in cui Semenyo ha tirato fuori la sua magia. L’altra metà, quella Blues, resta delusa: questa sconfitta certifica che il 2025-26 è stato un fallimento, destinato a chiudersi senza trofei e, salvo miracoli, senza un posto in Europa per il prossimo anno.
le chiavi—
Il City se l’è meritata, l’ottava FA Cup della sua storia. Ha controllato la partita dall’inizio alla fine, sia nel primo tempo in cui il 4-2-4 scelto da Guardiola con Omar Marmoush in coppia con Erling Haaland ha funzionato poco, sia nella ripresa, cominciata con l’ingresso del creativo Rayan Cherki al posto dello spento egiziano. La partita è rimasta bloccata fino al tocco magico di Semenyo perché il Chelsea era ben organizzato, col 3-4-2-1 scelto dal traghettatore McFarlane che piace tanto a Xabi Alonso, in pole per la panchina dei Blues nella prossima stagione. La colpa della squadra di proprietà BlueCo, contestata prima della partita, è stata quella di non osare: Cole Palmer, quello capace di tirare fuori magie, a Wembley non si è praticamente visto. Come João Pedro, imbavagliato dal monumentale Khusanov e dall’attenzione in difesa di Matheus Nunes. Il City ha vinto perché ha trovato la magia, perché è una squadra più matura e abituata alle finali (i 24 anni e 301 giorni dell’XI iniziale del Chelsea sono l’età media più bassa nell’ultimo atto di FA Cup dal 1991), perché ha i giocatori come Semenyo per risolvere partite come queste. Perché ha un fuoriclasse come Pep Guardiola che sa sempre cosa fare, come trovare la mossa giusta o correggere gli errori in corsa. La festa di Wembley che segue al fischio finale è una testimonianza della sua grandezza, di quanto il miglior allenatore della sua generazione abbia cambiato il City. Se è stato il suo ultimo trofeo a Manchester o meno è storia di un altro giorno.A breve il servizio completo
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la partita—
Un primo tempo non memorabile si chiude sullo 0-0, col Chelsea che ha più ammoniti (due) che tiri in porta (zero) e il City che ha fatto le cose migliori senza aver creato veri problemi a Sanchez. Guardiola abbandona il 4-2-4 iniziale e riparte col creativo Cherki al posto dello spento Marmoush: il City ha subito un’occasione con Semenyo, che manda alto un colpo di testa ravvicinato, ma la partita rimane bloccata. Almeno fino al 72’, quando dalla brillante mente di Semenyo esce la magia dell’1-0. Il City legittima la sua supremazia colpendo un palo con Nunes all’84’. Quando l’arbitro fischia, dopo 6’ di recupero, la festa può cominciare.
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