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La nostra consueta rubrica che traccia il bilancio della giornata appena conclusasi al Giro d’Italia 2026.

  • Mikkel Bjerg (UAE Emirates XRG): D’accordo, la tappa l’ha vinta Jhonatan Narváez (“pollice alto”, evidentemente, anche per lui), ma metà – se non qualcosa di più – del successo sta nelle gambe e nel motore di questo danese che ha ormai votato buona parte della sua carriera al lavoro di squadra, ma che rimane un corridore di altissimo profilo. È lui il primo capace di fare la differenza, nel frangente in cui praticamente mezzo gruppo vuole andare in fuga, ed è in particolare lui a fare un ritmo sovrumano nel momento in cui è necessario tenere a distanza i corridori che provano a rientrare. Finché le forze glielo permettono si spende per il compagno di colori, che poi porta a termine la missione-tappa. Tutto perfetto.
  • Lorenzo Milesi (Decathlon CMA CGM): Di anni ormai ne ha 24 e non può più essere considerato una giovane promessa. In questi primi giorni di Giro 2026, però, lo stiamo vedendo compiere dei progressi ormai quasi inattesi, ma del tutto auspicabili, considerando quello di cui era stato capace prima di passare professionista. Entra di forza nel gruppo dei contrattaccanti, tiene botta su un percorso a dir poco complicato e ha le energie per andare a prendersi un piazzamento di spessore. L’impressione è che per quel primo “grande” risultato fra i pro’ ci sia da aspettare ancora poco.
  • Afonso Eulálio (Bahrain Victorious): Della magìa della Maglia Rosa e dei suoi effetti benefici si è già detto e scritto tanto in passato. Il portoghese è solo l’ultimo corridore, in ordine a tempo, a giovarsi della spinta, soprattutto morale, che il simbolo del primato del Giro sa dare. Che non fosse un corridore capitato lì per caso già si sapeva, ma in questa giornata ha saputo gestire con intelligenza le varie situazioni venutesi a creare e nel finale si toglie anche lo sfizio di mettere in fila il gruppo. La sua Maglia Rosa ha probabilmente le ore contate, ma il lusitano ne è stato sicuramente un degno indossatore.
  • Gianmarco Garofoli (Soudal Quick-Step): Generosissimo, ci teneva evidentemente tantissimo a mettersi in luce su strade che per lui sono di casa. La gestione delle energie, e anche delle forze di squadra a disposizione, non è stata però probabilmente quella ideale, visto che di maglie biancocrema ce n’erano diverse nel cuore dell’azione e forse si poteva mettere in atto qualche azione diversa, anche a livello corale. Nella parte finale riesce comunque a passare la “setacciata” finale nel gruppo inseguitore, ma gli mancano le forze per andare a prendersi quantomeno un risultato di peso.
  • Ben Turner (Netcompany Ineos): Era uno dei potenziali favoriti per la tappa odierna, ma non è riuscito a emergere da una situazione fattasi complicata e resa ancora meno agevole dal fatto che era l’unico dei suoi a trovarsi nel gruppo dei contrattaccanti, dopo che Filippo Ganna si era speso nell’azione, infruttuosa, che aveva aperto la giornata. Con l’avvicinarsi del traguardo, finisce sempre più indietro: da vedere se si è trattato di gestione delle energie in chiave futura o di gambe che non giravano.
  • Javier Romo (Movistar): Altro corridore che, come il sopracitato Garofoli, ha provato a “sfondare” i muri da solo, ma che è stato ricacciato indietro. Il coraggio sicuramente non gli è mancato, ma sarebbe servito ben di più, probabilmente anche dal punto di vista tattico, per completare una missione, quella dell’aggancio ai tre battistrada, decisamente complicata.

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