La quinta giornata del 79° Festival di Cannes si conferma tra le più affollate di stelle, con la Croisette che accoglie alcune delle produzioni più attese in concorso e fuori programma. Riflettori puntati su Paper Tiger di James Gray, che porta sul red carpet il regista insieme ad Adam Driver e Miles Teller. Le storie portate sul grande schermo spaziano da drammi familiari segnati da ambizioni e segreti a vicende in cui il confine tra sogno e incubo si fa sempre più sottile, fino a racconti dal tono surreale ambientati tra Europa e Stati Uniti. Una giornata che conferma il festival come vetrina privilegiata del cinema internazionale e delle sue molteplici visioni narrative.

il grande cinema internazionale sulla Croisette

Nel film Paper Tiger recita anche Scarlett Johansson, assente però alla kermesse, mentre la storia segue due fratelli travolti dal sogno americano che si trasforma in incubo dopo il coinvolgimento in un pericoloso intreccio mafioso russo. Il titolo arriverà prossimamente nelle sale italiane grazie a 01 Distribution. La giornata prosegue con El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, con Javier Bardem nei panni di un regista diviso tra carriera e legami familiari, mentre sullo sfondo riemergono ferite mai del tutto guarite. In tarda serata spazio anche a Full Phil di Quentin Dupieux, con Kristen Stewart e Woody Harrelson, una commedia surreale ambientata a Parigi tra cucina francese, cinema horror anni ’50 e relazioni familiari complicate.

 
Il documentario su john lennon

Presentato in prima mondiale al Festival di Cannes, John Lennon: The Last Interview di Steven Soderbergh trasforma l’ultima intervista concessa dall’ex dei Beatles poche ore prima della sua morte in un racconto intenso e profondamente umano. Attraverso fotografie, filmati d’archivio e un utilizzo misurato dell’intelligenza artificiale, il documentario restituisce la voce di Lennon mentre riflette su politica, amore, famiglia, femminismo e libertà creativa, affiancato dagli interventi di Yoko Ono. Più che un’operazione nostalgica, il film colpisce per l’attualità delle parole dell’artista, morto nel 1980 a soli 40 anni, nel pieno della sua maturità personale e intellettuale. Al centro emerge anche il suo lato più intimo: il rapporto con il figlio Sean, la scelta di rallentare il lavoro per dedicarsi alla famiglia e la convinzione che la musica dovesse restare uno spazio libero da logiche industriali. Una testimonianza che, quasi cinquant’anni dopo, continua a suonare sorprendentemente moderna.

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