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Stefania Ulivi, inviata a Cannes

A Cannes 79 il documentario di Steven Soderbergh con le parole del grande artista registrate l’8 dicembre 1980, poche ore prima di essere ucciso

 L’8 dicembre 1980, poche ore prima di essere ucciso con quattro colpi di pistola da Mark David Chapman, John Lennon concesse un’intervista radiofonica, insieme alla moglie Yoko Ono, per il lancio del loro album, Double Fantasy. Quell’incontro, nell’appartamento newyorkese della coppia, nel Dakota Building, è ora un film, John Lennon: the last interview di Steven Soderbergh, passato tra le proiezioni speciali di Cannes 79.

L’audiointervista, realizzata da Laurie Kaye, Dave Sholin, Ron Hummel e Bert Keane è nota, accessibile su Youtube. Il regista — grazie al partner tecnologico Meta — la monta con moltissime immagini, alcune celebri, altre inedite, filmati e spezzoni di concerto e intermezzi realizzati con l’intelligenza artificiale sull’onda delle parole di Lennon.



















































Sono solo il 10% del film, assicura Soderbergh, che ha descritto la tecnica come «surrealismo tematico». Peccato che il risultato non faccia che appesantire il tutto, con momenti imbarazzanti, tipo un uomo delle caverne a sottolineare il modello di mascolinità o l’irruzione a freddo di Napoleone.

Meglio abbandonarsi al flusso delle parole di John. Le ferree istruzioni ricevute dai quattro intervistatori della piccola rete KFRC di San Francisco — niente domande sui Beatles e sul passato di Lennon — si sciolgono davanti al racconto fluviale del «più intelligente dei musicisti», come viene presentato.

Si concede senza filtri. «Non credo affatto che noi due possiamo essere dei modelli per gli altri. Questo disco è come un lavoro teatrale, con noi protagonisti, più vicini a ciò che siamo nella realtà, vicini alle nostre versioni non censurate». Ovvero, nel suo caso, un quarantenne, verrebbe da dire magnifico, con i piedi piantati nei rivoluzionari anni Sessanta, convinto, insieme a Yoko, che la forza più sovversiva sia l’amore. «Se no saremo sostituti dai computer», spiega lei. La politica, rilancia lui, «non è l’unica risposta. Non dobbiamo investire i politici di superpoteri. Il potere non sta nelle armi ma nelle idee, nella comunità, siamo noi responsabili di migliorare il mondo, vivere in pace». Il suo obiettivo, ripete, è « essere un buon padre per Sean, non ho fatto musica per 5 anni, staccare la spina ha aiutato anche la mia creatività», e ammette il rimpianto di non aver visto crescere il primo figlio, Julian.

Parla anche dei Beatles: tutto perfetto all’inizio, «poi era diventato un format e mi sono sentito perso».

16 maggio 2026 ( modifica il 16 maggio 2026 | 23:58)