di
Andrea Laffranchi, inviato a Vienna
I voti del nostro inviato ai cantanti in gara
Danimarca: Søren Torpegaard Lund – Før Vi Går Hjem 6,5
Una melodia che spazza via le atmosfere (non solo musicali) dark del pezzo. Lui ha carisma.
Germania: Sarah Engels – Fire 5
Quando si lascia cadere all’indietro dalla piattaforma con le ballerine che la prendono fra le braccia ci fa trattenere il fiato. Il fiato però è mancato anche a lei: l’intonazione non è sempre impeccabile.
Israele: Noam Bettan – Michelle 6
La presenza di Israele ha azzoppato la manifestazione provocando il boicottaggio di cinque Paesi (Spagna, Paesi Bassi, Islanda, Irlanda e Slovenia) per l’invasione di Gaza. Ci mancava che portassero una canzone brutta…
Belgio: Essyla – Dancing on the Ice 4,5
L’effetto neve all’inizio (la canzone parla di stare in equilibrio sul ghiaccio) più che Frozen fa scherzo di carnevale con la bomboletta. Se la gioca con Cipro e Lituania per la peggiore performance. Si salva solo il basso pulsante che spinge sotto.
Albania: Alis – Nân 5
Il coro ha una carica epica che fermerebbe anche il Gladiatore Russell Crowe. La canzone vive di emozione con la dedica alle mamme che aspettano, settimane e anni, chi è stato costretto ad andare via. Sul palco (e in video) c’è quella di Alis. Come Samurai Jay e Sayf.
Grecia: Akylas – Ferto 5,5
Passa più il meme – lui vestito da gattone e l’estetica da videogame – rispetto al messaggio anticapitalista del vuoto che deve affrontare la sua generazione, cresciuta durante la crisi economica del Paese. Stile Gangnam Style.
Ucraina: Leléka – Ridnym 6,5
Funziona anche senza pensare alla solidarietà per un Paese vittima di un criminale di guerra (i riferimenti alla voglia di ripartire del testo e l’utilizzo della bandura, strumento tradizionale ucraino): una ballad elegante e un’interpretazione consapevole.
Australia: Delta Goodrem – Eclipse 6
Sembra aver progettato tutto con l’AI: melodia e crescendo che sembrano fermi agli anni Zero (quando la popstar ha avuto il suo momento da diva internazionale), l’acuto (l’intonazione però c’è) col sorrisone da spot televisivo, lo show da Las Vegas con lei che si innalza sul pianoforte dorato. Si è dimenticata l’anima.
Serbia: Lavina – Kraj Mene 5
Il campionario del metal messo in mostra: pelle, borchie, headbanging spacca collo e growl nella voce. Però i Rammstein sono meglio
Malta: Aidan – Bella 6,5
Ballad raffinata, elegante, acustica. Niente di nuovo, ma a volte ritrovare la propria cup of tea fa bene
Cechia: Daniel Zizka – Crossroads 5,5
Vero che quelli in sala non votano, ma chiudersi dentro a un cilindro di specchi non è un bel gesto… Una voce che si muove con agilità su una canzone che non ha una direzione chiara
Bulgaria: Dara – Bangaranga 8
Sarà anche una tamarrata da giostre ma è una hit contagiosa. Lei è fresca e sensuale, la coreografia si ispira ai kukeri, riti bulgari per scacciare demon ma non fa folklore da ristorante di Sofia. Ps Bangaranga non è una parola bulgara, ma viene dal patois giamaicano e significa “rivolta”
Croatia: Lelek – Andromeda 4,5
I costumi tradizionali, le armonizzazioni vocali, la storia delle invasioni ottomane e della pulizia etnica: non c’è interesse ad uscire dai confini. Ci mancava il trucco da artista di strada col palo nascosto per fingere di essere sospesi…
Regno Unito: Look Mum No Computer – Eins, Zwei, Drei 3
Il tentativo di fare la Brexit con la musica. Cioè, una roba così non ha diritto di stare in Europa.
Francia: Monroe – Regarde! 5
Il crossover fra opera e pop è fastidioso quando lo facciamo noi, figuriamoci nelle mani dei francesi. Premio alla grafica minimal: una striscia bianca che attraversa palco e schermo neri.
Moldavia: Satoshi – Viva, Moldova! 6
L’effetto simpatia funziona. Rap anni 90 per un coro da stadio che esalta tradizioni, personaggi celebri e simboli moldavi ma non in ottica patriottica ma con voglia di Europa.
Finlandia: Linda Lampenius x Pete Parkkonen – Liekinheitin 5,5
Il duo finnico cerca la ricetta che accontenti tutti: il violino classico di Linda Lampenius per darsi un tono, l’eurodance epica di Pete Parkkonen per colpire alla pancia, la scenografia messa a fuoco per richiamare l’amore lanciafiamme della canzone: il gusto si appiattisce.
Polonia: Alicja – Pray 6
Ce ne sono mille così, di canzoni e di interpretazioni fra urban e black. Però in questo contest fa la sua figura. Mezzo punto in più per la coreografia coi ballerini e la pedana inclinata.
Lituania: Lion Ceccah – Sólo Quiero Más 4
Allora, i Rockets si dipingevano d’argento negli anni Settanta. E passi per la citazione. Ma la canzone non sta in piedi: parte con violino e voce (tra l’altro poca) e all’improvviso ti sbatte in faccia una cassa dritta senza senso.
Svezia: Felicia – My System 6,5
I cambiamenti improvvisi, vedi sopra, bisogna saperli fare: qui si salta dalla melodia alla techno con mestiere. Forse fin troppo, ma gli svedesi hanno il vizio di smussare, togliere gli angoli e lucidare
Cipro: Antigoni – Jalla 5
Mediterraneo e urban, un po’ troppo da villaggio turistico. Lei è coinvolgente ma a volume spento.
Italia: Sal Da Vinci – Per sempre sì 6,5
La tradizione napoletana portata in giro per il mondo ma senza l’effetto pizza e mandolino. Forse la sottana tricolore della sposa è stata un po’troppo furba.
Norvegia: Jonas Lovv – Ya Ya Ya 6
I riferimenti garage sono chiari – White Stripes, Hives, Jet – e non è roba da ESC. Il frontman ha personalità.
Romania: Alexandra Căpitănescu – Choke Me 4
L’opera non è come il nero. Non va su tutto. I gorgheggi da soprano sul metal è come mettere le ciabatte di plastica con lo smoking
Austria: Cosmó – Tanzschein 5
Lui sembra il primo a non crederci. Ma anche la canzone non ha fiducia in sé
17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 01:33)
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