Quando è sbarcata a Lampedusa insieme alla mamma e alla sorellina i soccorritori si sono accorti che era in condizioni gravissime. La piccola, 5 mesi, giunta sulla maggiore delle Pelagie a bordo di un barcone con altre 55 persone, non ce l’ha fatta. «E’ morta di freddo», dicono i medici del Poliambulatorio.
L’ennesima tragedia del mare che ha come protagonista una piccola vittima. «Non avevamo capito che la neonata stesse male e nemmeno la madre si era resa conto delle reali condizioni della figlia. Siamo sconvolti», racconta un compagno di viaggio della donna.
Il gruppo ha riferito di essere salpato, a bordo di una barca in ferro, da Sfax in Tunisia. Avrebbero lasciato la costa africana alle 2 circa di ieri. Il viaggio è costato dalle 400 alle 600 euro a persona.
Sull’imbarcazione c’erano anche altri 20 minorenni non accompagnati provenienti da Burkina Faso, Guinea, Gambia e Sierra Leone. La mamma e le due bambine (la neonata morta e la sorellina di due anni) erano, invece, dalla Costa d’Avorio. Tra le nazionalità degli altri che viaggiavano con loro anche cittadini di Nigeria, Camerun, Sierra Leone e Mali.
Sulla tragica morte della piccola ha aperto un’indagine la Procura di Agrigento che ha disposto l’autopsia per confermare l’ipotermia come causa del decesso. La madre, sotto choc e assistita da un gruppo di psichiatri, sarà sentita per ricostruire i dettagli della traversata. La salma della neonata è stata trasferita alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana.
I soccorritori hanno raccontato che 4 dei 55 sbarcati a Lampedusa avevano segni di violenza sulle braccia e sul dorso. I medici se ne sono accorti durante l’ordinario triage sanitario a cui vengono sottoposte, direttamente su molo Favarolo, tutte le persone che raggiungono l’isola. «Donne e uomini avevano segni di violenza subite prima del viaggio – ha detto il responsabile del Poliambulatorio Francesco D’Arca D’Arca – la neonata è morta per ipotermia. Quando è giunta al presidio, il medico rianimatore ha fatto tutte le manovre necessarie che però non sono servite a nulla».
La madre della piccola, raccontano i testimoni, ha una ventina d’anni. «È una ragazza molto giovane ed inesperta, ed è in stato confusionale. Al momento dello sbarco – dicono – i soccorritori presenti sul posto si sono accorti che la neonata stava poco bene, così immediatamente lei, la madre e la sorella, sono state accompagnate al presidio sanitario». Non si hanno al momento notizie del padre delle bambine. Non è ancora chiaro se viaggiava o meno insieme a loro.
Sulla drammatica vicenda intervengono diverse ONG. «Non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita», dice Save The Children in una nota. «Mentre tutti gli sforzi del governo italiano sono concentrati a sostenere le milizie libiche e tunisine che catturano le persone in mare, o a criminalizzare la solidarietà, piangiamo l’ennesima tragedia: un’altra giovanissima vita persa nel Mediterraneo», commenta Laura Marmorale, presidente di Mediterranea saving humans. «La colpa è di politiche che non mettono al primo posto la protezione della vita delle persone e la loro possibilità di arrivare in Europa attraverso canali sicuri e legali. Basta indifferenza, basta con l’assurda guerra alle persone migranti e alla solidarietà».
Mentre Sea-Watch rende noto che «l’Italia ha aperto un’indagine contro il comandante della Sea-Watch 5 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». Per l’organizzazione «l’indagine rappresenta un’assurda escalation: pochi giorni prima, una motovedetta della cosiddetta guardia costiera libica aveva aperto il fuoco contro l’equipaggio e i superstiti, minacciando di dirottare l’imbarcazione».
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