di
Giuseppe Sarcina
La tv di Teheran: «Gli europei trattano». Ma si tratterebbe degli armatori. E l’israeliana Channel 12 dice che il leader Usa deciderà nel giro di 24 ore se riprendere i raid
La televisione di Stato iraniana sabato 16 maggio ha diffuso questa notizia: «A seguito del passaggio di navi provenienti da Paesi dell’Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, abbiamo saputo che anche gli europei stanno negoziando con la Marina delle Guardie rivoluzionarie». Le cose stanno davvero così? Al momento non risultano contatti tra i principali Stati, come Francia, Germania, Italia, e i Pasdaran che da settimane tengono in scacco il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
La spiegazione più quotata è che, in realtà, alcuni armatori, i proprietari delle petroliere e dei cargo, pur di limitare i danni, starebbero cercando di trattare con gli iraniani per ottenere un permesso di transito a pagamento.
Giorgia Meloni, intervenendo all’«Europe Gulf Forum» a Navarino, in Grecia, ieri ha ricordato quale sia la posizione italiana: «Siamo convinti che una soluzione sostenibile alla crisi debba poggiare su alcuni pilastri. Il primo è la riapertura dello Stretto di Hormuz, senza pedaggi o restrizioni discriminatorie». Inoltre, «l’Italia è pronta a fare la propria parte per contribuire, non appena ve ne saranno le condizioni, alla sicurezza della navigazione, nel solco di quanto già fatto nel «Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, con le missioni Aspides e Atalanta».
C’è un’altra mossa iraniana di cui tenere conto. Il presidente Masoud Pezeshkian ha scritto a papa Leone XIV. La lettera, punteggiata da citazioni della Bibbia e del Corano che condannano l’arroganza, si rivolge così al Pontefice: «Desidero, ancora una volta, esprimere l’apprezzamento del governo e del popolo iraniano per l’approccio di Sua Santità, basato sulla “pace giusta”…e sottolineo che la Repubblica islamica dell’Iran, pur preservando il suo diritto alla legittima autodifesa, rimane sinceramente impegnata nel dialogo e nella risoluzione dei problemi attraverso mezzi pacifici». Infine, «l’esortazione a tutte le Nazioni, affinché contrastino le richieste degli Usa».
In realtà il quadro politico è molto confuso. Da una parte i mediatori pakistani fanno sapere che «si registrano segnali positivi». Ieri il ministro degli interni pakistano, Mohsin Naqvi, era in visita a Teheran. Secondo il canale saudita Al-Arabiya, Naqvi avrebbe esaminato con il suo omologo iraniano, Eskandar Momeni, «alcuni punti specifici sollevati dagli americani». Dall’altra parte, però, sono sempre più insistenti le voci, anche negli ambienti diplomatici europei, di un nuovo attacco americano, sia pure limitato. La tv israeliana Channel 12 ne è quasi certa: Trump riunirà il suo team di consiglieri e deciderà nelle prossime 24 ore. Il governo di Benjamin Netanyahu si sta preparando a «giorni e settimane di combattimenti».
Lo stesso Trump, in serata, è tornato a minacciare direttamente l’Iran: «Farebbe meglio a trovare un accordo, altrimenti passerà momenti molto brutti. Hanno anche loro interesse a trovare un’intesa». Il presidente Usa è appena rientrato da Pechino senza aver ottenuto un appoggio concreto di Xi Jinping per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Ieri, per altro, la Cnn ha rivelato che le autorità Usa indagano su una serie di attacchi cibernetici contro alcuni depositi di benzina, dislocati in diversi Stati americani. Il sospetto è che le intrusioni nei sistemi di controllo siano state condotte da hacker iraniani.
Vladimir Putin, invece, sembra voler giocare un ruolo più attivo: ieri ha parlato al telefono con il presidente degli Emirati Arabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan. Una nota del Cremlino spiega che i due hanno concordato «sulla necessità di proseguire il processo politico e diplomatico… tenendo conto degli interessi di tutti gli Stati della regione».
17 maggio 2026
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