Ora, però, il mistero sembra finalmente risolto. Combinando analisi morfologiche e genetiche, un gruppo di ricercatori ha stabilito che l’oggetto era un residuo di Relicanthus daphneae, un grande anemone di mare che vive sui fondali oceanici.
Più precisamente, si tratterebbe di una porzione della cuticola secreta dal disco pedale, ovvero la base con cui l’anemone aderisce alle rocce, lasciata dalla Relicanthus daphneae mentre si spostava sulla superficie del fondale.
“Ogni giorno lavoriamo con centinaia di campioni diversi e pensavamo che anche questo mistero potesse essere risolto seguendo il normale processo di analisi”, ha spiegato Allen Collins, zoologo e direttore del National Systematics Laboratory della Noaa. “Alla fine, però, si è rivelato un caso speciale, che ha richiesto di mettere insieme competenze di morfologia, genetica, biologia degli ambienti profondi e bioinformatica”.

Photograph: NOAA
Le analisi decisive
Le prime analisi morfologiche non avevano individuato nel campione strutture anatomiche tipiche di un animale, come bocca, apparato digerente o tessuto muscolare. Osservando più da vicino, tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la sfera dorata era in realtà una struttura fibrosa stratificata e che la sua superficie ospitava una fitta concentrazione di cellule chiamate nematocisti.
Abigail Left, del National Systematics Laboratory della Noaa, ha stabilito che si trattava di spirocisti, cellule specializzate presenti solo negli esacoralli, il gruppo che comprende tra gli altri gli anemoni di mare e i coralli.
A risultare decisiva, però, è stata l’analisi genetica. Secondo i ricercatori, il primo tentativo di analisi del dna non aveva dato risultati definitivi, perché nel campione era presente anche il materiale genetico dei microrganismi rimasti attaccati alla superficie.