di
Carlos Passerini

Gli anni viola nel libro di Roby: lo stipendio? non lo volevo

Il negozio «Mister Disco» a Campo di Marte, dove l’incontro con Maurizio Boldrini lo avviò al buddhismo. L’istituto Soka Gakkai in via Reginaldo Giuliani. Le corse a piazzale Michelangelo, al tramonto, per rilassarsi con la vista della città dall’alto. Il primo trilocale da single in via Benedetto da Maiano, dove andò a vivere da solo. L’appartamento più ampio di Sesto Fiorentino, dove Andreina lo raggiunse, per poi trasferirsi, sempre insieme, nella casa a Careggi, l’ultima degli anni viola. I campini dove si allenava la squadra. Il ristorante «Da Graziano» dietro lo stadio, il suo buen retiro per cena. 

E poi ancora Coverciano, il quartier generale della Nazionale, dove nell’estate del 1990 dovette arrivare «nascosto nella volante della polizia, per non farmi riconoscere dai tifosi viola ai cancelli». La sciarpa raccolta al Franchi, davanti al suo vecchio pubblico. 



















































L’addio col cuore infranto a una città che lo aveva amato, ricambiata.

C’è tanta Firenze in Luce nell’oscurità, l’autobiografia di Roberto Baggio scritta con la figlia Valentina e Matteo Marani, in uscita in questi giorni per Rizzoli e presentata in anteprima al Corriere domenica scorsa. Duecentoventiquattro pagine di ricordi, emozioni, riflessioni. 

Un viaggio che prima di tutto è interiore, fra la preghiera che lo ha accompagnato per tutta la vita e la memoria di quel rigore a Pasadena che non si cancella mai. Ma anche un viaggio esteriore, fisico, geografico, fra le città dove ha giocato. Vicenza, Milano, Torino, Bologna, Brescia. 

Con Firenze che però ha sempre avuto un posto speciale nel suo cuore. Lì, il primo gennaio 1988, nel negozio di dischi, la sua vita cambiò. «Conoscevo Maurizio perché aveva un negozio di dischi in cui mi fermavo al ritorno dagli allenamenti — racconta Roby — Controllavo le novità in uscita, sperando sempre di trovare un nuovo album degli Eagles, che però si erano già sciolti anni prima. Io entravo e ogni volta gli chiedevo: Quando esce? Cominciammo a parlare di buddhismo e mi spiegò che avrebbe potuto farmi stare meglio in uno dei momenti più bui della mia esistenza». 

Nel film uscito nel 2021 dal titolo «Il Divin Codino», per la regia di Letizia Lamartire, hanno ricostruito il negozio Mister Disco in via de’ Neri, dove ora c’è Contempo.

In un’intervista al Corriere Fiorentino, Boldrini ha raccontato di quegli incontri quotidiani: «Che testa che m’ha fatto con Hotel California non ve lo potete immaginare, era un ragazzo silenzioso, che teneva tutto dentro». 

Il buddhismo ha accompagnato Baggio per tutto il resto della sua vita. Come il ricordo di una città, Firenze, che è stata la prima vera tappa di crescita dopo gli anni giovanili a Vicenza. Un legame rafforzatosi in uno dei momenti più duri della sua carriera, dopo l’infortunio al legamento crociato, ad appena 18 anni. «Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina, mi vergognavo — racconta nel libro — Non riuscivo ad accettare l’idea di guadagnare senza poter lavorare. Così mettevo gli assegni nel cassetto. Mi tornava in mente mio padre, la sua faccia, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna». 

Per guarire dopo l’intervento, si affidò alle cure del fisioterapista Antonio Pagni, che sarebbe poi diventato anche specialista della Nazionale, nello studio di Montecatini. «Nel 1987 rientrai e l’accoglienza del Franchi fu emozionante. Capii che il pubblico di Firenze mi aveva aspettato con una fiducia e un affetto straordinari, per i quali sarò sempre grato».

Nel 1990, l’addio per andare alla Juventus. 

Con i disordini che iniziarono la sera del 17 maggio in piazza Savonarola, davanti alla sede del club, con pietre e bottiglie lanciate contro la facciata dell’edificio. Continuarono il giorno successivo e durarono tutta la giornata. Oltre un migliaio di tifosi prima tentarono di sfondare il cordone di polizia e poi si diressero davanti alla casa del Conte Pontello in piazzale Donatello, dove gli scontri proseguirono fino a tarda notte fra continue cariche della polizia. Svela Roby: «Non avevo mai avuto niente di personale contro la Juventus. Le mie resistenze non erano un rifiuto verso i bianconeri, ma amore per Firenze».


Vai a tutte le notizie di Firenze

Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino

17 maggio 2026