Il crollo contro la Fiorentina, che ha spalancato la porta della “retrocessione” in Europa League per i bianconeri, mette tutto in discussione anche a livello dirigenziale

17 maggio – 16:21 – TORINO

Quello della Juve è un crollo in piena regola. Inaspettato neanche tanto, visti i segnali, e drammatico al punto da poter mettere in discussione tutto ciò che era stato preventivato fino a pochissimo tempo fa. La seconda parte di stagione ha messo insieme tanti fattori negativi, confermando tutti i punti di rischio individuati in fase di programmazione: ecco perché il mancato arrivo di un centravanti a gennaio non può essere la spiegazione agli obiettivi mancati.

confronto—  

Spalletti aveva accettato la Juve convinto che la squadra avesse tutto il necessario per centrare gli obiettivi minimi della stagione, cioè gli ottavi di Champions League e l’accesso alla prossima edizione: tutto mancato insieme alla Coppa Italia. Il club ha deciso di proseguire con lui a prescindere dal risultato di fine stagione con tanto di rinnovo fino al 2028, ma il tecnico nel post partita di Juve-Fiorentina ha rimandato tutto a un confronto con la proprietà: “Devo fare un’analisi su me stesso, perché devo portare robe diverse da queste qua. Parlerò con John Elkann in questa settimana”.

Inter Campione d’Italia: abbonati alla Digital Edition + Poster Prima Pagina a 4,99€/mese

dirigenza—  

A un passo dall’epilogo del campionato (“è stata una grande stagione nel mio periodo”, ha evidenziato Spalletti”) emergono soprattutto i limiti del club in fase di programmazione. Dalla panchina di rinforzi modesti come David e Openda nel match decisivo di fine anno alla mancanza di leadership nei momenti clou del percorso, la margherita della Juve restituisce criticità ben note da tempo: ora è oggetto di analisi anche il lavoro di Comolli, l’uomo che ha ricostruito l’area tecnica del club nell’ultimo anno accentrando anche il mercato. Emerge che nessun investimento abbia dato riscontro positivo.