di Renato Franco

Il cronista torna alla conduzione di «Money Road», su Sky. E qui parla di dirette, vita in famiglia e del perché la sua stanza d’hotel è sempre un caos

«Abbiamo cercato di spiazzare i partecipanti evitando di ripetere alcune situazioni della prima stagione. I concorrenti si muoveranno sempre tra fango, sanguisughe, mangrovie e caldo a 40° in una sorta di Lost dove non sanno mai cosa li aspetta. E lì le sovrastrutture crollano, non puoi fingere, ti devi mettere a nudo: la vera personalità esce quando sei in difficoltà e sotto pressione». 
Fabio Caressa torna alla guida di Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo: 12 persone comuni vengono riunite nella giungla malese e devono affrontare un trekking lungo 12 giorni. Qui – in un contesto di privazione – dovranno non cedere alle tentazioni a cui verranno sottoposte: ad ogni «sgarro» il montepremi (di 300mila euro) verrà eroso. 

Lei come reagisce sotto pressione? 
«Lavoro meglio: sono un soldato, sono abituato alle dirette e in quei momenti trovo una forma di concentrazione molto alta». 



















































Fuori dalla comfort zone? 
«A Pechino Express non ero nel mio habitat naturale e sono esploso». 

Ambiti diversi ma stesso lavoro: con sua moglie Benedetta Parodi vi confrontate? 
«Sempre. Su tutto. Entrambi abbiamo sul lavoro un atteggiamento da marine: lei più razionale, io più di impeto. Ma ci diamo consigli non solo televisivi. Nel nostro rapporto credo che parlarsi sia una delle cose che funziona di più». 

Benedetta e il calcio? 
«Una volta è venuta a vedermi giocare e alla fine della partita mi ha chiesto come mai avessi il 2 sulla maglia, ma io ero il 7. Ha fatto un servizio fotografico a Toni Santagata, il cantante…». 

Sua moglie cosa le rimprovera? 
«Il disordine: ho un grande ordine mentale sul lavoro, ma a casa sono l’uomo più disordinato del mondo. È l’aspetto che più mi mette in difficoltà anche con Beppe (Bergomi): non entra mai nella mia stanza d’albergo perché dice che io non apro la valigia, la metto al centro della stanza e la faccio esplodere». 

Nella giungla malese con il nemico: Cassano o Adani? 
«Preferisco andarci con mia moglie. Così diventa anche un’esperienza romantica». 

La sua tentazione? 
«È gastronomica: devo combattere tutti i giorni contro la cucina di Benedetta che mi propone un regime alimentare che mi fa deragliare». 

Il difetto nelle telecronache di oggi? 
«Troppi superlativi assoluti». 

Anche le parole a volte sembrano troppe. 
«Penso che il ritmo della voce debba seguire il ritmo della gara e quel ritmo è importante per lo spettatore, lo pone in uno stato d’animo più portato all’emozione». 

Come si prepara? 
«Credo di avere il più grande archivio d’Europa sul calcio. Allo stadio per le partite di cartello mi porto per ogni squadra sei fogli A4 scritti in maiuscolo senza spazio, in corpo 8». 

Il campionato italiano è il più brutto in circolazione? 
«A parte il campionato inglese, anche in Germania e in Spagna si vedono partite piuttosto noiose. Certo quest’anno il nostro campionato è stato molto brutto».

17 maggio 2026