Incornato sulle Scale, Giulio Pellizzari prende congedo dai sogni di gloria e si avvia a un secondo Giro, tutto diverso, il solito, un Giro di rincorsa, di rimonta, di riscossa, ma non da maglia rosa, come in troppi avevano pensato avventatamente, con Vinge nei paraggi.

L’altro Giulio nostro, il valoroso Ciccone, più scornato che incornato, dimostra comunque d’essere il meglio che ci resta, nonostante il divorzio conclamato che ha appena concluso con la sua squadra, tutta fedelmente schierata per il faticatore-regolarista Gee (regolare in retrovia).

Quanto al Vinge, nulla da dichiarare: un altro buon allenamento, senza sforzi e senza eccessi, con la sensazione netta che sia anche un gioco maledettamente divertente, perchè quando mai ti capita di vincere un grande giro (terzo della collezione personale) senza raggiungere mai la soglia della fatica.

In tutto questo, devo cogliere l’occasione imperdibile per dedicare il resto dello spazio a una maglia rosa che ho colpevolmente trascurato per giorni, lui e la sua valorosa squadra. Certo che sì, i petrodollari degli emiratini Uae non mi bastano, incasso il giusto anche dallo sceicco del Barhain e vengo al dunque: ridendo e scherzando, il signor Afonso Eulalio continua il suo viaggio in rosa, un giorno dopo l’altro, nella convinzione generale che sia sempre l’ultimo. Ovviamente ha dalla sua parte il più potente e affidabile degli alleati, proprio quel Vinge che ci tiene molto a lasciargliela il più possibile (anche sul Corno – confessa il fenomeno – si è visto costretto a muoversi solo dall’attacco di Gall). Ma al netto delle combinazioni astrali, il signor Eulalio sta onorando nel modo più appassionato e più nobile la sua maglia, difendendola con le unghie e con i denti tutti i giorni, ogni giorno un giorno in più, contro i pronostici che lo considerano sempre l’ultimo. E’ la maglia rosa di domani: domani la perde, certo, domani. Ogni giorno domani. E stavolta che non c’è domani, perchè sarà riposo, potrà anche essere dopodomani, nella crono in Versilia, dove necessariamente Vinge darà gas al suo motore per mettere in banca il Giro.

Quando gli chiedono se questo sogno può continuare a lungo, con quel suo sorriso a 24 carati, un sorriso bambino che risolleva da solo l’ambiente vagamente quaresimale di questa carovana, il signor Eulalio passa dal sorriso al riso: “Sognare si può, sognare è bello, ma non esageriamo. La verità è che io non so chi sono, quanto valgo, dove posso arrivare. Non conosco i miei limiti. E neppure la squadra sa quali sono. Diciamo che andiamo avanti un giorno per volta alla scoperta dell’Eulalio vero…”.

Risuonano nelle orecchie le parole del vero saggio di questo gruppo, Damiano Caruso, suo tutore, consigliere, mentore (hanno in piedi pure una scommessa: se il signor Eulalio vince due tappe, il signor Damiano corre un altro anno), parole della vigilia: “Attenzione, tra le sorprese di questo Giro metterei Eulalio. Mi saprete dire”. Beccato in pieno.

Con un chioccione simile a covarselo, con un diesse sveglio come Pellizotti in ammiraglia, il signor Eulalio ha già segnato il Giro e ha già raccolto più di quanto chiunque potesse prevedere. Giorno per giorno, ogni giorno di più, ogni giorno meglio. Colpevolmente, torno a dire, mi metto tra quelli che non l’hanno celebrato come si merita. Lui e la Bahrain. Sono qui a chiedere sinceramente scusa, sperando di rimediare in tempo. E con questa autoflagellazione, passo all’incasso anche da loro. Sto nuotando nei petrodollari.