di
Valerio Cappelli
L’attrice francese ritrova a Cannes (in film diversi) Léa Seydoux (il cui volto posta sulla tee-shirt) con cui vinse tredici anni fa in «La vita di Adele»: «Con lei un legame unico»
CANNES Adèle Exarchopoulos beve una coppa di champagne di bassa qualità. «Allora non berlo», le dice il regista del teatro in cui recita. E lei: «Ma sono un alcolista». Il suo film in gara porta il nome del personaggio, Garance. Adèle e Léa Seydoux, di nuovo insieme a Cannes, ma in film diversi, 13i anni dopo lo «scandaloso» La vita di Adele, di rara poesia, su due ragazze che vogliono soltanto essere libere. Ha segnato le loro vite, al festival condivisero col regista Kechiche la Palma. Si considerano sorelle, Adèle (32 anni), ha postato la foto di Léa (ne ha 40) sulla t-shirt, si fanno fotografare abbracciate.
Sono diventate adulte, sono madri, sono due star della nuova scena francese, sono molto diverse: Léa ha uno sguardo distante e misterioso, interiorizza, la voce morbida; Adèle ce l’ha roca, ha un’immediatezza emotiva istantanea, è carnale, materica, terrena, sullo schermo non cerca di essere bella.
Seydoux ha una carriera più solida e strutturata, alterna gli autori ai blockbuster, è internazionale, Adéle dopo il premio andò a Hollywood: «Ero felice, il mio inglese era davvero modesto. Avevo trovato l’agente che qualunque attrice voleva, disse che dovevo incontrare i produttori. In Francia funziona al contrario, non li incontriamo se non c’è un progetto. Gli Studios mi dissero, ti abbiamo vista e non vediamo l’ora di lavorare con te. Bla, bla, bla. È il loro modo di fare. Fine del sogno».
Anche in Garance, Adèle ha amori saffici. Ma il cuore della storia, diretta da Jeanne Herry, è altrove. Si snoda come un diario dell’alcolista. «È il viaggio – ha detto Exarchopoulos – di una giovane che sogna di diventare un’attrice di successo, scoprendo sé stessa mentre il tempo fa il suo corso. È una storia di identità, amore, dipendenza».
Con la regista «abbiamo discusso degli up and down con cui deve fare i conti chi ha una dipendenza. Mi ha portato in un ospedale che ospita solo pazienti donne, chi è nel pieno della crisi, chi è in ripresa. Hanno condiviso la loro vita di tutti i giorni, le loro sofferenze, le loro esperienze. La dipendenzanasce dalla solitudine e dalla mancanza d’amore».
Adèle quando recita ama mettere il pudore alla prova, andare al di là dei miei limiti>. Ha inanellato crolli psicologici e crisi di panico, «guardando i film di Gena Rowlands», soprattutto Opening Night, (La sera della prima), dove lei è un’attrice in crisi alcolizzata.
Garance va fuori tempo, salta le battute e la compagnia di teatro off la fa fuori, e così al doppiaggio. Cerca una porta aperta, la trova in una donna dolce, paziente, comprensiva. Poi un check medico la mette al bivio, o vive (e lascia la bottiglia) o muore.
La vita di Adele le ha lasciato un bivio meno definitivo: «Dopo Cannes, continuavano a offrirmi ruoli troppo sexy, io li rifiutavo, avendo paura di deludere gli altri». Alla premiazione ci aveva detto che «non avevo nemmeno capito di aver vinto con Léa, dopo ci fu un party, per l’eccitazione la Palma cadde e ruppi il piedistallo». Col senno del poi…«Léa ed io dividiamo un legame che è unico. Il potere dell’amore che esprime quel film mi ha fatto toccare con mano il potere del cinema».
17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 20:11)
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