Entrambi migliorano la forma fisica, ma solo uno cambia la struttura del muscolo cardiaco
Eu.Spa.
17 maggio – 18:13 – MILANO
A un certo punto molti smettono di correre. Le ginocchia cedono e si finisce in piscina, un po’ per obbligo, un po’ per inerzia. Ma chi ci prende gusto dice spesso di sentirsi meglio. E uno studio pubblicato su Scientific Reports spiega che potrebbe non essere solo una sensazione…
corsa vs nuoto—
I ricercatori dell’Università Federale di São Paulo hanno suddiviso alcune cavie da laboratorio in tre gruppi: sedentari, corridori e nuotatori, sottoposti a sessioni di sessanta minuti al giorno per cinque giorni alla settimana, per otto settimane. Poiché correre e nuotare sono movimenti molto diversi, il confronto non è stato basato sulla velocità ma sull’intensità relativa dello sforzo, misurata attraverso il consumo massimo di ossigeno: un indicatore della capacità del corpo di catturare e utilizzare l’ossigeno durante l’attività fisica. Al termine del periodo, la forma fisica era migliorata in modo simile per entrambi i gruppi attivi: quel valore era cresciuto di oltre il 5 per cento. Ma quando si è esaminato il cuore, il quadro è cambiato. Nei topi che correvano, nessuna differenza rilevante rispetto agli animali sedentari. In quelli che nuotavano, il cuore era diventato strutturalmente diverso: la massa cardiaca complessiva e quella del ventricolo sinistro, la camera che pompa il sangue verso il resto del corpo, erano aumentate in modo significativo.
micro rna—
“Nuoto e corsa sono due modi eccellenti per migliorare la salute cardiorespiratoria, ma volevamo capire se uno potesse essere ancora più vantaggioso dell’altro. Ma, sebbene entrambi aumentino la capacità respiratoria, il nuoto va un passo più in là, combinando adattamenti funzionali e molecolari che rendono il cuore più forte ed efficiente” spiega Andrey Jorge Serra, responsabile della ricerca. La spiegazione individuata dallo studio riguarda i microRNA, molecole che regolano la produzione delle proteine a partire dai geni. Nel gruppo dei nuotatori, questi regolatori erano modulati in modo più ampio rispetto ai corridori, agendo sulla crescita delle cellule cardiache, sulla formazione di nuovi vasi sanguigni, sulla protezione contro la morte cellulare, sulla forza di contrazione del muscolo e sulla risposta allo stress ossidativo. “Sebbene diversi studi avessero già esaminato l’espressione dei microRNA regolati dall’allenamento aerobico in generale, poco si sapeva sui pattern di espressione quando nuoto e corsa venivano confrontati nello stesso contesto sperimentale” aggiunge Serra. “Ora sappiamo che esiste una distinzione negli effetti cardiovascolari tra le due modalità”.
La distinzione ha ricadute anche per la ricerca scientifica. Da anni, infatti, i protocolli sull’esercizio aerobico usano i due sport come intercambiabili, partendo dall’ipotesi che producano effetti simili. Ma quell’ipotesi, secondo lo studio, non regge. “I nostri risultati mostrano che il nuoto potrebbe avere un impatto maggiore in situazioni di recupero del miocardio e di riabilitazione cardiaca” conclude Serra. Manca ancora la verifica sull’uomo, ma il meccanismo individuato è abbastanza preciso da rendere lo studio un buon punto di partenza.
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