di
Michele Farina

«Emergenza internazionale. Ma non è una pandemia». Il focolaio nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo. Due casi anche in Uganda

Le oscure miniere d’oro di Mongwalu e Rwampara, la remota provincia di Ituri con la sua capitale Bunia e gli sfollati di tanti conflitti dimenticati non sono mai sulle labbra dell’opinione pubblica: ci è voluto il divampare di un focolaio del virus di Ebola per attirare su quelle terre nel cuore dell’Africa gli sguardi preoccupati di Paesi distanti migliaia di chilometri (e anche i nostri). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che è in atto un’emergenza di salute pubblica internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, pur chiarendo che non si tratta di una pandemia.

L’espandersi dei contagi

I casi sospetti sono finora 246, con 80 morti. Responsabile è il ceppo chiamato Bundibugyo, una delle tre «varianti» letali del virus di Ebola, quella per cui non esistono ancora vaccini. Dal quartier generale di Ginevra l’Oms mette in guardia sul fatto che l’espandersi dei contagi potrebbe essere maggiore di quanto appare in questo momento. Ciò si deve anche alla difficoltà di intervento sanitario: soltanto otto sono i decessi attribuiti al virus in seguito a esami di laboratorio.



















































Da Kampala a Goma

Dalla provincia di Ituri, dove sono attivi gruppi armati che terrorizzano la popolazione, il virus è riuscito a spostarsi nella capitale Kinshasa (un caso registrato) e a superare i confini: due persone infettate (una delle quali ha perso la vita) a Kampala, capitale dell’Uganda. Analisi di laboratorio hanno confermato un caso anche nella città orientale di Goma, attualmente controllata dai ribelli dell’M23 appoggiati dal Ruanda.

Sintomi e mortalità

Ai conflitti endemici si sovrappongono le preoccupazione per Ebola, che la popolazione probabilmente vive come una delle tante minacce del vivere da quelle parti. L’emergenza dichiarata dall’Oms ha lo scopo di richiamare le autorità dei Paesi dell’area affinché approntino misure di isolamento per le persone colpite. Il virus di Ebola è abbastanza raro, si trasmette per contatto con fluidi corporei delle persone infette, ha un periodo di incubazione che varia da 2 a 21 giorni. I primi sintomi assomigliano a quelli dell’influenza: febbre, spossatezza, mal di testa. Poi insorgono vomito e diarrea, gli organi non funzionano più come dovrebbero, talvolta sopraggiungono emorragie interne ed esterne devastanti. Esistono vaccini per le varianti Zaire, ma non per Bundibugyo. La mortalità secondo l’Oms si aggira intorno al 50%.

Scoperto 50 anni fa

Ebola è stato «scoperto» per la prima volta proprio nella Repubblica Democratica del Congo, nel 1976. I ricercatori credono che sia passato all’uomo dai pipistrelli della frutta. In 50 anni, il Paese ha registrato 17 epidemie: la più letale tra il 2018 e il 2020, quando morirono quasi 2.300 persone. Quella che ha fatto più vittime nella storia (oltre diecimila) scoppiò tra il 2014 e il 2016 in tre Paesi dell’Africa Occidentale (Guinea, Liberia e Sierra Leone).

Medici Senza Frontiere

Ora si tratta di salvare vite nella provincia di Ituri. Medici Senza Frontiere sta aumentando gli interventi. Isolare gli infetti, prestare soccorso con l’idratazione, reintroducendo liquidi nei corpi che il virus «svuota». Un così alto numero di casi nel giro di dieci giorni e la diffusione in diverse aree, ha detto alla Cnn Trish Newport, responsabile emergenze di Msf, «è motivo di grande preoccupazione». 

17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 23:01)