Documenti rivelano che la Nasa discute da anni le linee guida per come gestire l’annuncio di un eventuale contatto extraterrestre per evitare panico e disinformazione globale
La questione di come comunicare con entità extraterrestri, nel caso si venga in contatto con loro, è stata ampiamente trattata in varie sedi e in vari contesti, a cominciare da quello cinematografico: basta pensare ad “Arrival”, bel film del 2016 di Denis Villeneuve basato sul racconto “Storie della tua vita” di Ted Chiang. La filologa Louise Banks (interpretata da Amy Adams) arriva alla conclusione che la comunicazione bidirezionale nel linguaggio parlato degli Alieni sarebbe impossibile. Tuttavia scopre che essi possono comunicare visivamente tramite la loro lingua scritta, basata su frasi palindrome proposte in modo circolare che si formano a seguito dell’emissione di un gas dalla base di uno dei piedi.
Chi comunica l’esistenza di vita extraterrestre
In realtà questo sarebbe già uno step avanzato, nel fatidico giorno del contatto. Ce n’è uno che lo precede, non meno decisivo: come comunicare l’esistenza extraterrestre? E noi aggiungiamo un secondo interrogativo: quale governo, quale capo di stato avrebbe convenienza a farlo per primo? La risposta forse è nessuno e questo dovrebbe già ammonire sulla difficoltà del processo. A maggior ragione in questi giorni nei quali, dopo la divulgazione di alcuni degli X-Files del Pentagono, si pensa che la famosa “disclosure” sia più vicina.
Tuttavia c’è anche chi è obbligato a rispondere sul tema, a fronte di una precisa domanda.
Lo studio dei protocolli
Apprendiamo così che la Nasa, nel giugno 2025, ha dovuto affrontare l’argomento in base al Freedom of Information Act (FOIA). L’ente spaziale americano aveva infatti ricevuto una richiesta di accesso agli atti relativa a «pianificazione, politica o linee guida procedurali a livello di agenzia riguardanti il rilevamento, la segnalazione, l’analisi o la risposta alla scoperta di intelligenza extraterrestre, vita extraterrestre o segnali tecnologici non terrestri». Il dibattito interno è avvenuto, usando lo streaming di Microsoft Teams, avendo come riferimento un invito preciso: «Sviluppare idee che possano delineare come potrebbe essere un protocollo di comunicazione in seguito alla scoperta definitiva della vita extraterrestre». Si è pure scoperto che non era la prima volta che il tema veniva affrontato: era già successo nel 2020 e nel 2023, in modo autonomo e non dopo una sollecitazione esterna.
Tra i partecipanti alla riunione figuravano persone associate alle missioni scientifiche della Nasa e alle attività di comunicazione in ambito astrobiologico: tra questi David H. Grinspoon e Linda Billings, entrambi con ruoli di lunga data nel coinvolgimento del pubblico e nelle implicazioni sociali della ricerca astrobiologica.
Gli scenari della scoperta
Agganciandosi al lavoro di sei anni fa, sono stati ribaditi alcuni principi chiave. Eccoli riassunti:
1) I fattori relativi al rilevamento/scoperta possono presentarsi lungo uno spettro che definisce la posizione degli Alieni, vicina (nel nostro Sistema Solare) o lontana (esopianeti); l’organismo: umanoide o microbico; la biofirma: chimica/molecolare o fossile tradizionale;
2) Considerare, agli effetti della comunicazione, alcune caratteristiche della popolazione quali differenze socio-economiche, etniche, di genere, di livello di istruzione, culturali, religiose;
3) Garantire che tutti abbiano informazioni accurate e il supporto necessario per comprenderle;
4) Coltivare una cultura di celebrazione anziché di paura.
Il ruolo della Nasa
Dunque la Nasa, in caso di contatto, si ritaglia un ruolo centrale e sociale nella divulgazione, posizione che aveva già definito nel 2023 pubblicando i risultati del suo gruppo di lavoro indipendente sugli Ufo/Uap, in un periodo nel quale gli avvistamenti non identificati nel cielo e nello spazio avevano cominciato a essere molto frequenti. Peraltro le conclusioni – e pertanto la riposta a quella richiesta secondo il FOIA – dicono che il personale ha riesaminato e discusso attivamente le modalità di comunicazione di un’eventuale scoperta confermata della vita aliena. Ma, a conferma che non bisogna illudersi che eventuali rivelazioni procedano in modo veloce, non mancano un paio di intoppi. Il primo è che il testo sottolinea – facendo però riferimento a documentazione degli anni scorsi – che non esistono ancora chiare evidenze dell’esistenza degli extraterrestri. Il secondo è che alcuni passaggi, in base alle esenzioni concesse dal protocollo, sono stati oscurati. Il Black Vault, il più grande archivio digitale, privato e accessibile al pubblico, relativo a documenti governativi declassificati, non molla però l’osso: ha già annunciato che presenterà ricorso e che illustrerà i risultati non appena saranno disponibili.
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17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 15:53)
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