di
Cristina Ravanelli

Alimentazione, attività fisica, relazioni: il corretto stile di vita, già durante la gravidanza, può modificare la predisposizione genetica. L’età si allunga, oggi convivono 8 generazioni. Il pediatra Banderali: «Abbiamo le conoscenze per arrivare potenzialmente a 120 anni»

Corretta alimentazione, attività fisica costante, buone relazioni sociali. Oggi sappiamo che sono questi i pilastri non solo per vivere più a lungo, ma per vivere meglio. Quello che ancora non è molto noto è che le fondamenta per la longevità si cominciano a gettare già nell’infanzia, persino durante la vita fetale. La salute si costruisce giorno dopo giorno, in base anche agli stili di vita adottati dai genitori. A spiegarlo è il professor Giuseppe Banderali, pediatra, che anticipa al Corriere i contenuti del suo intervento «La longevità si costruisce alla nascita» in programma al Milan Longevity Summit, l’evento che raduna i più importanti esperti internazionali di longevità (20 al 23 maggio; info: milanlongevitysummit.org).

Professore, quando si parla di longevità bisogna partire dall’infanzia?
«Non solo dall’infanzia, ma addirittura dai primi mille giorni di vita, cioè già durante la gravidanza. C’è una solida evidenza scientifica che individua un imprimatur. L’età pediatrica è un momento unico e irripetibile della vita: il modo in cui la si affronta determina l’adulto – e poi l’anziano – che saremo. Promuovere prevenzione e abitudini corrette mette le basi per una vita più lunga e più sana».



















































Quali sono i fattori associati a un invecchiamento in salute?
«Oggi se ne riconoscono cinque: genetici, immunologici, endocrini, ambientali e legati allo stile di vita. Ma se la genetica spiega circa il 20-30% della variabilità della longevità, alimentazione, attività fisica, comportamenti salutari e aspetti psicosociali sembrano responsabili di più del 50%».

Il ruolo dei geni è stato ridimensionato?
«Con la mappatura del gene umano, 25 anni fa, sembrava che il nostro destino fosse tutto, o quasi, scritto nei geni. Poi è emersa l’importanza dell’epigenetica, ovvero quel ponte tra i geni e l’ambiente in cui cresciamo. Ognuno di noi ha un assetto genetico ma, con i fattori ambientali e lo stile di vita, possiamo ridurre molto, in certi casi addirittura silenziare, eventuali effetti negativi di alcune predisposizioni».

Può fare un esempio?
«Le donne con mutazione Brca1 hanno un alto rischio di sviluppare un tumore al seno, ma l’allattamento esclusivo per almeno sei mesi ne riduce la probabilità».

I genitori, quindi, possono cambiare la traiettoria di salute dei figli?
«Esatto. Mio padre è mancato a 97 anni, mia madre a 94, mia nonna a 100. Una buona base, ma non basta. Le scelte quotidiane dei genitori possono incidere profondamente sulla salute futura dei figli. Pensiamo ai bambini adottati: molti crescono sani nonostante condizioni genetiche sfavorevoli. Esiste un diritto alla salute, ma anche un dovere. Uno stile di vita corretto può persino annullare alcune predisposizioni».
 
Su cosa bisogna puntare?
«Dieta sana: ci siamo allontanati da quella mediterranea, prendendo le abitudini dalla Western Diet (dieta occidentale), ricca di cibi ultra-processati e responsabile dell’incremento dell’infiammazione, associata all’aumento di obesità, diabete, patologie cardiovascolari, demenza. Movimento: almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata-intensa per bambini e adolescenti. Sonno, che regola il metabolismo, migliora la memoria e rafforza il sistema immunitario (10-13 ore a notte dai 3 ai 5 anni; 9-12 tra i 6 e i 12 anni). Sono aspetti su cui i genitori sono informati, ma ce ne sono altri su cui c’è ancora molto da fare».

Su quali altri aspetti bisogna puntare?
«La psiche, se viene rafforzata nei primi mille giorni di vita, renderà il bambino un adulto resiliente, dotato di maggiore forza per far fronte agli stress che nel corso della vita dovrà affrontare. Inoltre, è fondamentale crescere in un ambiente affettivo sicuro, sviluppare competenze sociali e sostenere relazioni positive».

Nel 2026, per la prima volta e a causa dell’allungamento della vita, si contano otto generazioni che convivono nello stesso arco di tempo: dai Founder ai neonati Beta. Le generazioni future vivranno ancora più a lungo?
«Abbiamo le conoscenze per arrivare potenzialmente a 120 anni, una vita non solo più lunga ma più sana. Ma l’ecosistema internazionale è fatto anche di guerre, minacce nucleari, surriscaldamento del pianeta, inquinamento che influenza il futuro di tutti. Su una cosa, però, abbiamo il controllo: per i nostri figli possiamo fare molto».

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17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 10:34)