Adriano sul Centrale per la premiazione 50 anni dopo il suo trionfo: “Un onore cedere a lui il mio scettro a Jannik. Maturità, calma e coraggio nei momenti più importanti del match: ero sicuro che avrebbe vinto”
Giornalista
18 maggio – 07:37 – ROMA
Alla fine si è emozionato persino lui. “Lo sapete che sono un vecchio cinico romano, però quando il pubblico mi ha fatto quell’applauso all’inizio è stato bello”. Sì, è stato bellissimo anche quello. Adriano Panatta è tornato sul Centrale del Foro Italico, il campo in cui 50 anni fa vinse gli Internazionali, e dopo aver assistito con attenzione e senza scomporsi troppo (non è il tipo) alla grande vittoria di Jannik Sinner in due set su Casper Ruud è salito sul palco per premiarlo. Un altro italiano dopo di lui. Finalmente.
Abbiamo l’impressione che per lei sia stata un po’ anche una liberazione. Possibile?
“Cinquant’anni sono tanti e io di sicuro sono molto felice. Roma aspettava un campione così da tantissimo tempo. Volevo veramente consegnargli questo famoso testimone, perché parliamo di Jannik Sinner, il più forte giocatore del mondo. Per me, averlo fatto è un motivo di orgoglio. Inutile dire che vederlo vincere sul Centrale del Foro Italico per me ha qualcosa di molto speciale. Qui ho vissuto un giorno che mi ha cambiato la vita nel 1976 e ritrovare adesso un tennista italiano capace di imporsi con questa personalità e questo gioco è una cosa bella”.

“Oltre ad essere un campione, anzi un fuoriclasse, è un bravissimo ragazzo, davvero perbene ed educato. Che cos’altro si può dire su Jannik?”.
Con Sinner il concetto di giornata storta è relativo. Gli altri quando stanno male perdono, lui va avanti
Adriano Panatta
Nulla, ha ragione. Ha mai temuto un suo passo falso?
“Durante la finale? No, nessuna ansia, son sempre stato convinto che avrebbe vinto. Ruud è stato un rivale solido, ma Jannik ha mostrato maturità, calma e coraggio nei momenti più importanti del match”.
È stato convincente nel corso di tutto il torneo. Alla fine si è portato a casa anche la semifinale nonostante qualche problema più del solito.
“Con Sinner ormai il concetto di giornata storta è relativo. La differenza è lì: gli altri quando stanno male perdono, lui magari gioca all’80% e arriva comunque in finale”.

È questo che lo rende diverso da tutti gli altri?
“Lui ha una straordinaria continuità mentale, non regala nulla e non si mette a fare il fenomeno. Una qualità da numero uno vero”.
Lo stadio si è fatto sentire anche questa volta.
“Il pubblico romano sa riconoscere chi entra in campo con rispetto e carattere, Jannik ha saputo conquistarlo tutto. Questo ragazzo è un esempio oltre che un campione. Guardando giocare e vincere un italiano così a Roma, davanti a questa gente, è difficile non emozionarsi e non divertirsi”.
Durante la premiazione vi siete abbracciati. Immagine da enciclopedia della storia, non solo italiana, del tennis.
“Gli ho ricordato che sarò anche a Parigi per consegnare il premio al vincitore, visto che ricorrono pure i 50 anni dal mio successo al Roland Garros. E gli ho detto che lo aspetto, voglio proprio ripetere la cerimonia. Lui ha risposto: ‘Speriamo’. Ce la può fare se resta tranquillo”.
Invece com’è stato condividere quel palco con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella?
“Il Presidente è molto simpatico, un uomo con un grande senso dell’umorismo. È stata anche quella una bella emozione”.
Panatta, possiamo dire che questa è stata una domenica molto speciale? Con Sinner l’Italia è tornata alla vittoria negli Internazionali nel maschile, abbiamo conquistato anche il doppio e la sua Roma ha battuto la Lazio nel derby. Vogliamo dare un voto?
“Dico solo che è stata un gran bella giornata. Sì, bella davvero”.
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