VENEZIA – Di Lino Toffolo, a dieci anni dalla scomparsa, emerge nelle parole della figlia Anna un ritratto umano del padre che pare coincidere con la solare figura nota al grande pubblico. Scomparso il 17 maggio 2016, il muranese Lino Toffolo è stato un geniale interprete e autore capace di spaziare fra i più diversi generi. Attore, drammaturgo, regista, musicista. Diretto dai massimi registi italiani, al fianco dei più noti attori, spesso dimostrando una massima contemporaneità e uno sguardo unico. E sempre con la voglia di rientrare nella sua amata Murano.
APPROFONDIMENTI
Anna, com’era suo padre Lino in casa?
«Mio padre mi ha regalato un sogno, come ai miei fratelli Luisa e Paolo. Era sempre solare e divertente. Mi ha insegnato a vivere di fantasia, creatività e intelligenza, a mantenere sempre gli occhi di un bambino, con la medesima leggerezza e curiosità, che spinge ad andare avanti. Sempre, ovviamente, con tantissima serietà ed impegno, ma sapendo guardare alle piccole cose. Ricordo che la mia sveglia era un’aria della “Traviata” suonata da lui al violino. Ci ha trasmesso la passione per la musica, di cui era appassionatissimo, sin da bambini eravamo abbonati alla Fenice. In casa siamo tutti musicisti. Sapeva suonare tutti gli strumenti, in particolare pianoforte, chitarra e violino, che aveva studiato al Conservatorio assieme a composizione. Tutti, eccetto gli strumenti a fiato! L’aneddoto: un parente che si esibiva con uno strumento a fiato si era ammalato e, ritenendo fosse quella la causa, da quel momento gli strumenti a fiato furono vietati! Pochissime volte ho visto mio padre più cupo, ma non lo trasmetteva, sono aspetti che emergono più nelle sue realizzazioni, come ad esempio nel brano musicale “Gastu mai pensà”».
Sorriso ed ironia che non sono mancati nemmeno negli ultimi giorni, pure con un braccio ingessato a causa di una caduta sul ponte di Murano, in seguito a lui intitolato.
«Vero, a chi gli si avvicinava per consolarlo, ricordo diceva: “Così ho imparato a fare tutto anche con la mano sinistra!”. Infatti in pochi giorni imparò a scrivere e vestirsi usando proprio la sinistra! Purtroppo, nell’aiutare una signora a raccogliere un biberon perso dal piccolo figlio nel passeggino, inciampò su una buca. Proprio nel ponte che poi gli fu dedicato, come lo è stato più di recente sempre a Murano il Teatro “Lino Toffolo”».
Un amante delle regate. “Alzaremi” venivano tributati al passaggio degli equipaggi della Vogalonga nel canale sotto le finestre di casa. E oggi in occasione della manifestazione è assegnato il Premio Lino Toffolo.
«Non ci si poteva muovere quel giorno, voleva ci fossimo tutti, mio padre non si muoveva dal balcone: a tutti gli equipaggi rispondeva al saluto, e se per un momento non c’era, lo chiamavano Dalla mattina al pomeriggio non pranzava né si spostava! Per alcuni anni la nostra abitazione era invasa da amici e da veneziani che ci venivano a salutare, mia madre Carla dimostrava un’organizzazione perfetta, allestendo tavoli, sedie e piatti! Per noi era una festa di famiglia».
Come saranno ricordati i dieci anni dalla scomparsa?
«A breve allestiremo una mostra con le locandine delle pellicole interpretate da papà. Lo faremo al Teatro “Lino Toffolo” di Murano, al quale papà ha dedicato cinquant’anni di attività dando vita ad una compagnia teatrale per la quale, dopo aver trascorso per lavoro le giornate in ogni parte d’Italia, appena rientrato in Isola scriveva parti e monologhi e seguiva la compagine amatoriale di appassionati e amici. Non era mai autoritario, era sì leader, ma in modo diverso. Se qualcuno recitava “così così”, gli diceva: “Hai fatto bene, ma proviamo ancora una volta, come se dovessi raccontarmi qualcosa, credendoci davvero”. Abbiamo in programma anche un volume che raccolga i suoi testi teatrali e un evento teatrale a Venezia».
Un attore “naturale”, Lino Toffolo.
«Sapeva cogliere da ciascuno i particolari, riuscendo a imitarli alla perfezione. Riteneva si dovesse credere nel personaggio per restituirlo, non amava le scuole di recitazione. Non si è mai ubriacato in vita sua, eppure rendeva la figura dell’ubriaco perfetta. Studiava con attenzione. Quando ha recitato a fianco di Lino Banfi nella miniserie Rai “Scusate il disturbo”, nella quale il personaggio presentava problemi di salute, rientrato a Murano tutti gli chiedevano “Lino come stai?”. E lui a ribadire “Guardate che era un film!”. E aveva idee geniali. Basti pensare ai due tempi “invertiti” della commedia “Lei chi è?”: riteneva, visto l’argomento (al protagonista è diagnosticato l’Alzheimer, ndr) che per il pubblico sarebbe stato meglio una conclusione con il sorriso. Una scelta azzeccatissima. Come geniale è la realizzazione della sua pellicola “Nuvole di vetro”, che quest’anno compie vent’anni, dalla delicatezza e sottigliezza unica, ricca di particolari, girata “a casa”, con le musiche di mio fratello Paolo».
È vero che, al termine di una giornata di riprese e ovunque fosse, voleva rientrare se poteva a Murano?
«Assolutamente, anche se per poche ore. Ha dovuto affrontare parecchie rinunce per questo, ad esempio un pacchetto di film negli Stati Uniti, al fianco di grandi attori americani. Certo, tornava per noi, ma anche per “mantenere i piedi per terra”. Sosteneva di vivere in un sogno: “Mi pagano per far ridere?”. Pareva non voler affrontare la sua genialità, e alzava continuamente l’asticella. Se componeva una bella musica e lo elogiavano, diceva “Bella la mia? E Beethoven, e Mozart?”. Oppure al termine della realizzazione di un quadro, cui si applicava: “E Picasso allora?».