Garlasco (Pavia), 16 maggio 2026 – Da quando, un anno fa, sono state riaperte le indagini su Andrea Sempio come sospettato del delitto di Chiara Poggi, è nato un nuovo genere televisivo che in qualche occasione è andato oltre le righe. Un genere che spesso lascia in secondo piano le tre vite travolte dall’omicidio (quella della povera Chiara, uccisa, quella di Alberto Stasi, in carcere da dieci anni pur professandosi innocente, quella di Andrea Sempio, che rischia il rinvio a giudizio e una pena pesantissima pur professandosi innocente).

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Luciano Garofano fuori dal tribunale di Pavia

La “garlascheide” si nutre di confronti aspri tra fazioni, quella pro Stasi e quella pro Sempio, ma anche di picchi di spettacolo che con la cronaca hanno a che fare ben poco. Tra i protagonisti che ormai i telespettatori hanno imparato a conoscere ci sono da un lato l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi che insieme all’avvocata Giada Bocellari ha lavorato per ottenere nuove indagini e, in prospettiva, anche la revisione della condanna del suo assistito, dall’altro il generale dei carabinieri in congedo, Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, entrato nell’indagine dapprima come investigatore all’epoca del delitto e poi come consulente di Sempio. Tra i due, spesso ospiti nella trasmissione Ore 14 di Milo Infante nei blocchi in cui si parla di Garlasco, non corre buon sangue. Garofano, in particolare, sembra ormai diventato il “bersaglio” di chi, in studio, contesta le modalità con cui furono condotte le indagini all’indomani dell’omicidio, il 13 agosto del 2007. 

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Giada Bocellari e Antonio De Rensis, avvocati di Andrea Stasi (foto Torres)

L’ultimo episodio risale a ieri sera, ripreso sui suoi social dal generale in congedo questo pomeriggio. Queste le sue parole: “Non si può non riconoscere l’impegno dell’Avvocato De Rensis, che lavora da anni per dimostrare l’innocenza del suo assistito ed è sempre pronto e puntuale a richiamare tutti al rispetto. Proprio per questo, mi sembra davvero non in linea con il suo stile che, non appena si cerchi di instaurare un confronto che entra in dissonanza con le sue idee, si arrivi ad atteggiamenti come quello di fingere di dormire in piena diretta televisiva. Trovo tutto ciò irrispettoso. Non solo verso l’interlocutore, ma verso la delicatezza e l’importanza dei temi che stiamo trattando”.

“Purtroppo, il dibattito sul caso di Garlasco ha ormai raggiunto questo livello. E ad alimentarlo sono proprio dei professionisti. È un grande peccato per tutti”.

Pochi giorni prima lo stesso Garofano era stato preso di mira, con una battuta, dal giornalista Umberto Brindani, direttore del settimanale Gente, che aveva paragonato Garofano, poco propenso a mettere in discussione eventuali errori commessi 19 anni fa, a Fonzie, personaggio della serie Happy Days che non riusciva fisicamente a pronunciare la parola “scusa”: “Quando il giornalismo, specialmente se riferito a un caso di cronaca nera, si sposta sulla comicità offensiva e sulla derisione, non è difficile capire lo spessore degli interlocutori – ha scritto su Instagram Luciano Garofano, riproponendo lo spezzone della trasmissione –. Sono sempre stato disponibile a fornire spiegazioni scientifiche, a confrontarmi nel merito e a rispondere anche a pesanti illazioni costruite sul nulla. Ma quando si raggiunge questo livello, come si fa a prendere seriamente chi ti sta di fronte? Risatine, nomignoli, prese in giro: ormai sono all’ordine del giorno. Dobbiamo prenderne atto. La professionalità viene costantemente ridotta a spettacolo e a meme divertenti. Grazie a chi sa ancora ascoltare e rispettare il dibattito, quello vero, di cui forse, in certi salotti, ci si è dimenticati”.