di
Marta Serafini

Niente uniforme, niente servizio militare, ma una fede assoluta nella tecnologia come arma strategica. Il più giovane ministro di Zelensky punta su droni, automazione e raccolta dati per logorare la Russia, riformare la mobilitazione e cambiare l’esercito.

Dici Mykhailo Fedorov e dici guerra ibrida. Non ha mai indossato una uniforme, non ha fatto il servizio militare. Alle spalle, un passato da imprenditore del marketing tech e da ministro della Trasformazione digitale. Eppure, a soli 35 anni, guida il ministero della Difesa di un Paese in guerra da oltre quattro anni.

Arrivato a palazzo dopo la caduta del primo consigliere del presidente Andriy Yermak e il rimpasto – si vocifera sia stato proprio Fedorov a consigliare a Zelensky di allontanarlo – il giovane neo ministro ha messo subito le cose in chiaro portandosi dietro una squadra di giovani consiglieri, analisti dei dati e perfino un tavolo da ping pong nei corridoi. Più una startup che uno stato maggiore.



















































Droni, sensori, sistemi autonomi, intelligenza artificiale, dati raccolti e rimessi in circolo quasi in tempo reale per correggere errori e aumentare l’efficacia. Il futuro del conflitto non passa soltanto dalla resistenza, ma dalla capacità di innovare più in fretta del nemico. Con un obiettivo dichiarato che colpisce per freddezza: aumentare in modo sistematico le perdite russe. Per dirla ancora più chiara, la guerra diventa «distruzione mirata» e il nuovo traguardo è passare da circa 35 mila perdite mensili inflitte a Mosca, tra morti e feriti, a oltre 50 mila.

Un evangelista della guerra moderna, lo definisce il New York Times che gli dedica un lungo ritratto.  E un anti burocrate in grado di rappresentare un’alternativa al retaggio sovietico che ancora serpeggia nei reparti militari ucraini. Se la guerra diventa matematica dell’attrito, il ministro si toglie la giacca, indossa la felpa e diventa un manager messo al comando per attuare una transizione forzata: l’Ucraina non può battere la Russia sulla massa, e allora deve provare a batterla sulla velocità, sull’adattamento e sulla tecnologia. Il mezzo cardine diventano droni economici e sacrificabili, automazione, software militare, archivi video per addestrare modelli di IA, integrazione continua tra chi combatte al fronte, chi sviluppa e chi decide. Il modello di gestione, quello della Silicon Valley.

Ma la guerra non è una piattaforma digitale. E il nodo politico di Fedorov sta proprio qui. Da una parte c’è il ministro che gira tra expo di droni, chiede agli sviluppatori se un velivolo «può essere più grande», misura risultati e pensa per cicli rapidi. Dall’altra ci sono generali e comandanti, alcuni cresciuti durante l’epoca sovietica, che continuano a fare i conti con trincee, assalti, perdite, logistica, tempi lunghi e catene di comando che non si lasciano comprimere in una dashboard.

Quando la BBC rese noto che uno dei primi atti fu quello di introdurre un sistema a punti che premiava l’efficacia delle unità di droni, numerose sono state le polemiche, anche per l’effetto di «gamificazione» della guerra che questo meccanismo porta con sé. Eppure non sono pochi i soldati di Kiev che ne difendono la logica. «La ricompensa si traduce in nuove armi per l’unità che lavora meglio, è un approccio meritocratico», ci ha spiegato un dronista di 25 anni, durante una notte in postazione a Kherson.

Stesso approccio per uno dei fronti più delicati per Kiev: la mobilitazione e la tenuta degli organici. La sua missione è accelerare le decisioni e riformare la struttura militare. Presto detto, Fedorov nei mesi successivi alla sua nomina ha spinto per una revisione più ampia del sistema di mobilitazione, puntando soprattutto sulla digitalizzazione delle procedure e sulla riduzione dei passaggi burocratici. Un esempio? L’app Reserve+ che gestisce gran parte delle proroghe dei rinvii alla mobilitazione: secondo il ministero, circa il 90 per cento delle estensioni viene ormai processato automaticamente, senza settimane di attesa, nuovi documenti e visite agli uffici di reclutamento. I nodi emersi sono quelli più duri: durata della permanenza in posizione, difficoltà di entrata e uscita dalle linee, logistica sotto gli attacchi dei droni, carenza di uomini, qualità dell’addestramento, morale. Da quel confronto è uscita la promessa di interventi sia sulla mobilitazione sia sulla prevenzione dei casi di Awol, l’assenza non autorizzata dal reparto, con l’idea di introdurre anche periodi di servizio più chiari e incentivi specifici per la fanteria.

Per rispondere ai critici e a chi lo accusa di non aver fatto il servizio militare, Fedorov rivendica la natura personale del suo coinvolgimento nella guerra. È nato e cresciuto a Vasylivka, nella regione di Zaporizhzhia, occupata dalle forze russe dal marzo 2022. «Negli ultimi quattro anni ho vissuto per liberare Vasylivka. Pertanto, la mia storia è personale», ha dichiarato in Parlamento. Classe 1991, laureato in sociologia e management, fondatore della società di marketing digitale Smmstudio, Fedorov entra in politica con Volodymyr Zelensky e si impone come uno dei volti della nuova Ucraina: veloce, anti-burocratica, profondamente digitale. Un volto nuovo, comodo e utile per allontanare dai palazzi le accuse di corruzione e di malgoverno.

A tornare utile è anche il suo rapporto con la Silicon Valley, in testa Palantir. Secondo il New York Times, dopo un incontro con l’amministratore delegato Alex Karp, Fedorov ha parlato di una collaborazione più stretta per integrare ulteriormente l’intelligenza artificiale nella guerra: analisi degli attacchi aerei, trattamento dei dati di intelligence, pianificazione di operazioni in profondità. Per i suoi sostenitori è il modo più realistico di affrontare una guerra che l’Ucraina non può vincere per peso demografico o industriale. Per i suoi critici è il rischio opposto: credere che il fronte possa essere governato come un sistema da ottimizzare, senza tenere fino in fondo conto dei dilemmi etici e politici che l’uso dell’intelligenza artificiale sul campo di battaglia comporta.

Abbastanza per restare fuori dagli schemi della politica tradizionale? E, soprattutto, una mossa giusta per vincere la guerra? Per il momento nessuno al ministero si azzarda a spostare il tavolo da ping pong. 

18 maggio 2026 ( modifica il 18 maggio 2026 | 15:56)