«Sanremo? Penso che la mia Stella stellina non solo non sia stata compresa, ma che sia stata anche bersagliata di critiche». Più che l’ottavo posto in classifica all’Ariston, a Ermal Meta non sembra essere andata giù la percezione che «addetti ai lavori ed esponenti della politica» hanno avuto della sua canzone, storia di una bambina uccisa da un bombardamento a Gaza. Il cantautore di origini albanesi si toglie un sassolino dalla scarpa mentre gira l’Italia con il tour nei club legato al suo ultimo album Funzioni vitali, uscito lo scorso febbraio. Mercoledì sera farà tappa a Roma, all’Atlantico.
Cosa non è stato compreso del brano?
«Il messaggio. Questa è un’epoca storica in cui qualunque cosa diventa divisiva. Anche una questione umanitaria».
Ha percepito freddezza anche da parte del pubblico?
«No. Chi voleva recepire ha recepito: il pubblico è stato più attento. E vado fiero di un messaggio speciale tra i tanti che ho ricevuto sui social».
Quale?
«Quello di Adriano Celentano. Nella settimana del Festival ha pubblicato un post sui suoi canali social: “La tua canzone è bellissima e tu l’hai cantata così bene che è quasi impossibile che tu non vinca”, ha scritto. Una medaglia d’oro, per quanto mi riguarda: Adriano, lo sappiamo, non è solito esporsi. Ha scelto di farlo per me e questo mi riempie di orgoglio. Va bene così. E ora mi godo l’affetto del mio pubblico nei club».
Da quant’è che non faceva un tour nei locali?
«Dal 2019, prima del Covid. Troppo tempo. L’energia dei club per me è carburante. Vengo da lì, sono nato e cresciuto come artista proprio su quei palchi (prima della svolta da solista del 2016 suonò con gli Ameba 4 e poi con La Fame di Camilla, band con la quale ha pubblicato tre dischi tra il 2009 e il 2012, conquistando un vasto seguito tra i seguaci della scena alternativa italiana, ndr)».
Cosa l’affascina dei club?
«Sono luoghi che hanno un’energia particolare, perché sono impregnati di tutta la musica che ci è passata. Ho concepito il concerto proprio per questi spazi: quello che porto sul palco è uno show molto elettrico, ruvido, spigoloso».
Ha per caso riarrangiato qualche canzone?
«Sì, quasi tutte, a parte quelle del nuovo disco, concepite per essere suonate in elettrico: tra le altre, faccio ascoltare in una nuova chiave anche Dall’alba al tramonto, Ragazza paradiso e Vietato morire. In scaletta ci sarà anche il nuovo singolo Calma metafisica, appena uscito».

Paul McCartney ha recentemente criticato Bob Dylan, dicendo di essere andato a un suo concerto e di non essere stato in grado di riconoscere neppure mezza canzone, data la tendenza di Dylan di riarrangiare ogni sera i suoi brani. È più team Macca o più team Dylan?
«Più team Paul, posto che mi fa sorridere parlare di squadra in riferimento a due giganti come Paul McCartney e Bob Dylan. Le mie canzoni non le ho stravolte, solo riarrangiate in chiavi diverse, più da club».
In quanti siete sul palco?
«Cinque in tutto. Oltre a me ci sono Emiliano Bassi, direttore musicale e batterista, Simone Pavia alle chitarre, Matteo De Benedittis alle tastiere e Luca Marchi al basso».
Come si inserisce questo tour nei club nel percorso di Ermal Meta?
«In un bel momento. Le somme, comunque, si tirano sempre dopo. Quando sei in corsa è complicato comprendere a che punto sei della strada».
Quella di Roma è la terzultima data della tournée: poi cosa bolle in pentola?
«Chiuderò il tour nei club il 23 maggio a Napoli, ma dall’1 giugno sarò di nuovo in pista per altri concerti, stavolta all’aperto. Sarà un’estate lunga e piena di appuntamenti: tornerò a Roma il 7 agosto per uno show al Castello di Santa Severa, a Santa Marinella. Il 22 agosto, poi, sarò Maestro Concertatore del Concertone della Notte della Taranta: un’emozione grandissima, mi onora che abbiano scelto me come maestro concertatore di questa edizione».
Atlantico Live, via dell’Oceano Atlantico 271D. Mercoledì, ore 21
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