Dall’ultimo scudetto del leggendario ciclo di Andrea Agnelli i bianconeri hanno vinto appena 3 trofei e hanno cambiato continuamente in dirigenza e panchina senza modificare il risultato finale
Giornalista
18 maggio – 21:48 – TORINO
Cambiare tutto per non cambiare niente. Anzi, per fare peggio. Dall’ultimo scudetto del ciclo leggendario – 2020, con Maurizio Sarri in panchina – la Juventus ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa. Tre trofei a fronte di una vera e propria squadra di allenatori e dirigenti se si sommano tutti quelli che si sono alternati in questi anni alla Continassa. Della serie: cambia… che ti passa. Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri (secondo ciclo), Thiago Motta, Igor Tudor e Luciano Spalletti si sono avvicendati in panchina. Addirittura maggiore il via-vai dei manager a partire dall’estate 2021, la prima chiusa senza tricolore dopo dieci anni ma con la doppietta Coppa Italia-Supercoppa (Pirlo allenatore). Un po’ scelta e un po’ conseguenza delle inchieste plusvalenze-stipendi (2022) che hanno portato alla fine dell’era Andrea Agnelli e all’azzeramento dei quadri dirigenziali.
da paratici a comolli—
In principio – estate 2021 – è stato Fabio Paratici (insieme al suo fidato capo scout Giani) a salutare, scherzo del destino proprio il ds che alla guida della Fiorentina domenica ha spedito la Signora al sesto posto, fuori dalla zona Champions League e indietro di quindici anni, al tempo del doppio settimo posto consecutivo (2010 e 2011). Uno dopo l’altro hanno liberato la scrivania della sede l’ad Maurizio Arrivabene, il ds Federico Cherubini (ora al Parma), il vicepresidente Pavel Nedved (federazione della Repubblica Ceca), il ds Giovanni Manna (Napoli), il dg Francesco Calvo (Aston Villa), l’ad Maurizio Scanavino e il dt Cristiano Giuntoli (pronto a ripartire dall’Atalanta), nell’ultimo anno a Torino con i fedelissimi Pompilio e Stefanelli (ora all’Empoli). Elenco allungato da Matteo Tognozzi (Rio Ave/Nottingham Forest), capo scout dell’era Cherubini, e da Claudio Chiellini, tornato in Next Gen dopo l’esperienza da ds del Pisa e in precedenza collaboratore di Paratici. L’ultimo “ad” in ordine di tempo è Damien Comolli, arruolato la scorsa estate direttamente da John Elkann. L’ex presidente del Tolosa è affiancato da Giorgio Chiellini, dal dt Francois Modesto e dal ds Marco Ottolini, ingaggiato a gennaio. Il dirigente francese attualmente è sotto la lente d’ingrandimento della proprietà. Se i colpi di mercato – da i 44 milioni per Openda in giù – sono stati sconfessati sul campo prima da Igor Tudor e poi da Luciano Spalletti, l’esclusione dalla Champions sarebbe un problema ancora maggiore. Un terremoto sportivo ed economico sempre più probabile dopo la figuraccia contro i viola.
sempre anno zero—
Un po’ come succede con i Lego, la Juventus in questi anni è stata smontata e rimontata seguendo le strategie degli allenatori e dei dirigenti che si sono scambiati uffici e spogliatoi. Nuovi volti, nuovi progetti, nuove filosofie. Ogni stagione un anno zero. Del tipo: “spazio ai giovani in prima squadra, anzi no monetizziamo il vivaio per finanziare il mercato”. E ancora: “basta parametri zero, anzi no almeno due servono perché altrimenti manca esperienza”. Senza contare il caso Vlahovic, una patata bollente passata da una dirigenza all’altra e fra 42 giorni libero di svincolarsi nonostante il maxi-investimento del gennaio 2022 (70 milioni più bonus). Il risultato è che John Elkann ha investito tantissimo in nuovi acquisti di mercato – più di 800 milioni, ovviamente tanti li ha anche incassati dalle cessioni – però recentemente è riuscito a festeggiare soltanto la Coppa Italia, arrivata nel 2024 con Massimiliano Allegri, Maurizio Scanavino, Cristiano Giuntoli e il presidente Gianluca Ferrero, l’unico superstite dei vari ribaltoni societari.
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valutazioni—
Per tutti questi motivi, saranno giorni di riflessione per la proprietà. Elkann ha scelto personalmente Comolli, ma nelle ultime uscite pubbliche ha citato soltanto Spalletti e Yildiz parlando di futuro. L’addio all’Europa che conta sarebbe un bagno di sangue (almeno 70-80 milioni in meno di introiti) e la certificazione del fallimento sportivo degli obiettivi minimi stagionali: il quarto posto e gli ottavi di Champions. Il nipote dell’Avvocato Agnelli metterà tutto sulla bilancia e deciderà se andare a destra o a sinistra. Tradotto: mettere sul conto di Comolli la stagione negativa, un po’ come è successo a quasi tutti i predecessori salutati negli ultimi anni, o concedere al francese una seconda chance per evitare l’ennesimo anno zero. In attesa del verdetto, c’è una certezza ed è rappresentata da Giorgio Chiellini, che in ogni caso sarà sempre più centrale nelle decisioni della Juventus.
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