Lautaro Martinez, attaccante e capitano dell’Inter campione d’Italia, parla alla Gazzetta dello Sport. Un’intervista a cuore aperto, fra aspetti privati e sportivi. Di seguito i passaggi più significativi.

Lautaro Martinez, quale regalo si è fatto per il doblete?

“Niente di particolare. Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere”.

L’infanzia difficile in Argentina. Mancava il cibo?

“Non proprio. Con i miei fratelli facevamo un gioco su chi mangiava di più. Ma ricordo la sensazione di fame aspettando la cena. E poi non potevamo pagare un affitto. E così per quasi tre anni abbiamo vissuto a casa di un amico: pagavamo solo 100 pesos ogni tanto (al cambio di oggi 6 centesimi di euro, ndr) per l’elettricità”.

Ora l’Inter è casa sua. Chiuderà la carriera qui?

“Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui”.

Tiene ai record realizzativi?

“Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo”.

Continuando così, un giorno, potrebbe superare Giuseppe Meazza, il primo, il Mito.

“Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)”.

Mourinho sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del Triplete.

“Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima”.