Dall’ultimo scudetto una serie di acquisti sbagliati e quasi ogni stagione un riassetto societario, con gli azionisti che hanno ricapitalizzato per quasi un miliardo. Martedì prossimo vertice Elkann-Comolli
Giornalista
19 maggio – 09:09 – TORINO
Carissima Signora, in tutti sensi. Questione di affetto, ma anche di quattrini. La Juventus per John Elkann è un affare di cuore, però di quelli che… costano. Dall’ultimo scudetto del ciclo leggendario – 2020, con Maurizio Sarri in panchina e Cristiano Ronaldo in campo – i bianconeri hanno festeggiato due Coppe Italia e una Supercoppa. Pochi coriandoli e tanti milioni (875) per gli acquisti sul mercato. Cifra monstre controbilanciata (almeno) in parte dalle cessioni: il saldo netto degli investimenti è di 400 milioni dal 2020-21 al 2025-26. Operazioni illuminate (a partire da Yildiz a zero, fresco di rinnovo fino al 2030) ma anche diverse spese pazze. Dagli 80 milioni per Arthur (2020, scambio con Pjanic col Barcellona) – il brasiliano è tuttora di proprietà e in prestito al Gremio – al flop più recente, quello dei 46 milioni di Openda. In mezzo, molti altri arrivi: alcuni fruttuosi e altri meno. Dusan Vlahovic nel gennaio 2022 è stato acquistato per 70 milioni (circa 85 con i bonus) dalla Fiorentina, ha segnato 66 gol ma fra una quarantina di giorni sarà libero a zero. Il rinnovo del serbo, arrivato a guadagnare 12 milioni in questa stagione, è una patata bollente che si sono rimbalzate almeno tre diverse dirigenze juventine. Douglas Luiz (2024, 38 milioni più i cartellini di Iling e Barrenechea), a meno di un futuro rilancio alla Lobotka da parte di Luciano Spalletti, rischia di diventare un nuovo caso Arthur: in questa stagione è stato affittato prima al Nottingham Forest e poi all’Aston Villa, il club da dove lo aveva acquistato la Juventus. Era l’estate 2024, quella della doppietta da più di cento milioni Douglas Luiz-Koopmeiners. L’olandese è ancora a Torino, però potrebbe restarci per poco: dopo Thiago Motta e Tudor, nemmeno Spalletti è riuscito a rivalutare il capitale. A conti fatti, dall’estate 2021 solo 3 trofei e tanti piazzamenti: una volta terzi (2023-24), tre volte quarti (2020-21, 2021-22 e 2024-25), una volta settimi causa penalizzazione (2022-23) e ora, a 90 minuti dalla fine, la Juventus è sesta e fuori dalla Champions. Tanto da far tornare in mente il periodo precedente ai 9 scudetti dell’era Andrea Agnelli, quando la Signora chiuse settima due volte (2010 e 2011).
Metodo—
Nel conteggio degli acquisti post scudetto 2020 abbiamo preso in considerazione soltanto i giocatori effettivamente transitati in prima squadra: escluso, ad esempio, Mandragora, l’ex che domenica è andato a segno con la Fiorentina. Il centrocampista era stato riacquistato nell’ottobre 2020 dai bianconeri per essere dirottato altrove. Parliamo esclusivamente di transazioni di mercato, pur sapendo che un calciatore incide a bilancio sia attraverso gli ammortamenti (le rate contabili degli acquisti) sia tramite gli stipendi, voce non inclusa in questa indagine. Anche senza gli ingaggi – peraltro in calo nelle ultime stagioni – le cifre restano enormi e rendono bene l’idea.
Dirigenti diversi—
I soldi non sono mai stati un problema per Elkann. Gli azionisti, Exor in primis, hanno sostenuto quattro ricapitalizzazioni dal 2019 per un totale di 998 milioni. Colpi diversi, come tanti e differenti sono stati i manager che si sono dati il cambio alla Continassa. La Juve in questi anni è stata smontata e rimontata. Quasi ogni stagione un anno zero. Uno dopo l’altro hanno liberato la scrivania della sede il ds Fabio Paratici, l’ad Maurizio Arrivabene, il ds Federico Cherubini, il vicepresidente Pavel Nedved, il ds Giovanni Manna, il dg Francesco Calvo, l’ad Maurizio Scanavino e il dt Cristiano Giuntoli, dopo il quarto posto del 2024-25 sostituito dal plenipotenziario Damien Comolli.
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vertice exor—
Elkann ha scelto personalmente Comolli, ma nelle ultime uscite pubbliche ha citato soltanto Spalletti e Yildiz parlando del futuro della Juventus. L’addio all’Europa che conta sarebbe un bagno di sangue (almeno 70-80 milioni in meno di introiti) e la certificazione del fallimento sportivo degli obiettivi minimi stagionali: il quarto posto e gli ottavi di Champions. Il nipote dell’Avvocato Agnelli metterà tutto sulla bilancia nel super summit con i consiglieri più stretti in programma martedì prossimo, subito dopo la fine del campionato. Un vertice che servirà per decidere se andare a destra o a sinistra. Tradotto: mettere sul conto di Comolli la stagione negativa, un po’ come è successo a quasi tutti i predecessori salutati negli ultimi anni, o concedere al francese una seconda chance per evitare l’ennesimo anno zero. In attesa del verdetto, la certezza è rappresentata da Giorgio Chiellini, che in ogni caso sarà sempre più centrale nella Juventus.
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