Modena, 19 maggio 2026 – “Di fronte a quello che è successo sabato è difficile trovare le parole per esprimere il dolore e l’enorme sofferenza che io e la mia famiglia proviamo”. La sorella maggiore di Salim El Koudri ha espresso ieri il pensiero della famiglia attraverso il loro avvocato. La donna, 33 anni, nata in Italia in provincia di Bergamo come il fratello, vive con i parenti nel comune di Sala Bolognese ed ha un bimbo piccolo di pochi mesi.
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Abita in una zona estremamente tranquilla del paese in una via piena di casette con giardini e cortili. Secondo quanto si è potuto apprendere, la famiglia è ben integrata e non ha contatti molto frequenti con gli altri parenti che vivono a Ravarino, in provincia di Modena, la residenza di El Koudri. Ieri mattina la sua abitazione è stata presa d’assalto da cronisti televisivi e della carta stampata, tanto che qualcuno ha avvisato i carabinieri per cercare di avere un minimo di quiete intorno alla casa.
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“Non abbiamo capito quanto grave fosse il suo male”
Quella della sorella di Salim è una famiglia appartata, visto che in paese nessuno era a conoscenza della loro presenza. E la sorella, tramite il legale, ha voluto esprimere parole di profondo dolore per le azioni del fratello: “È per noi qualcosa di inimmaginabile, pensando al ragazzo che è cresciuto con me, al fratellino studioso che non sgarrava mai. Negli ultimi anni il suo carattere era purtroppo cambiato: sempre più chiuso e introverso. Ma pensavamo che le difficoltà lavorative fossero la spiegazione di questo cambiamento”.
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E la donna continua: “Non avevamo capito la sua malattia e quanto fosse grave invece il male che covava dentro e che in casa non manifestava. Oggi, mentre mi rendo conto di come quello che ha fatto sabato abbia rovinato per sempre la sua vita, penso soprattutto al dolore enorme delle altre famiglie, quelle delle vittime di mio fratello, alle persone che lottano tra la vita e la morte e alle donne che non torneranno mai più a camminare. Il pensiero che mio fratello sia il colpevole di tutto questo – conclude la sorella di El Koudri – e che niente potrà purtroppo rimediare a questo male è la cosa peggiore”.

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I deliri di Salim: “Non mi davano più lavoro, sono un perseguitato”
In paese c’è grande sconcerto: “Non sapevamo – dicono meravigliati alcuni commercianti – che i parenti del giovane che ha investito quelle persone nel centro di Modena, vivessero qui”. Anche l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Emanuele Bassi, non ne era a conoscenza.
Nel frattempo, emergono nuovi particolari su Salim. Dopo gli studi, nel 2018 il 31enne aveva iniziato a lavorare in diversi settori, ricevendo incarichi in almeno quattro aziende, tra cui la Philip Morris a Crespellano in Valsamoggia. Aveva ricoperto diversi ruoli, dal magazziniere al spedizioniere all’impiegato nel settore logistica. Era solito adattarsi – secondo i familiari – ed era un bravo lavoratore. “Mi hanno lasciato a casa e non riuscivo più a trovare lavoro – ha detto l’indagato ieri nel colloquio con il proprio legale –. Non mi davano più da lavorare, tutti ce l’avevano con me, sono da sempre perseguitato”.

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Il 31enne ha sempre avuto una brillante carriera scolastica, secondo i genitori. Aveva frequentato il liceo a Modena, terminando ogni anno gli studi con ottimi voti. Dopo la laurea triennale in Economia e Marketing Internazionale, nel 2021, si era iscritto alla laurea Magistrale in International Management, non ultimata. Già l’anno dopo, infatti, non aveva rinnovato l’iscrizione ed era stato preso in carico nel 2022 dal Servizio di Salute Mentale dell’Ausl di Castelfranco, territorialmente competente


