di
Federica Bandirali

Ha vissuto anni di violenze accanto a un boss di Cerignola, poi la fuga e la collaborazione con la giustizia: «Ho parlato per dare a mio figlio la possibilità di crescere libero»

Una storia di violenza, paura e coraggio arriva nella nuova puntata di Belve Crime, il programma ideato e condotto da Francesca Fagnani. Ospite della trasmissione è Teresa Potenza, la prima donna ad aver scelto di rompere il muro di omertà della mafia foggiana diventando testimone di giustizia.

Nel corso dell’intervista, Potenza ripercorre gli anni vissuti accanto al boss di Cerignola Giuseppe Mastrangelo, condannato a tre ergastoli per quattro omicidi anche grazie alle sue dichiarazioni. Un racconto drammatico, fatto di soprusi, minacce e torture, che restituisce il clima di terrore vissuto dalla donna durante la relazione con il capoclan.



















































«Una sera mi portò in aperta campagna, mi mise la pistola in bocca poi in testa, mi prese per i capelli, mi urinò in faccia – racconta Potenza a Fagnani –. Mi disse: tu che vuoi scappare da me meriti questo. Ora scegli: vuoi essere violentata dai miei amici o ti faccio uno sfregio sul viso?».

La testimonianza della donna entra poi nei dettagli della sanguinosa guerra di mafia che ha segnato Cerignola. Potenza riferisce infatti le confessioni che Mastrangelo le avrebbe fatto su uno dei delitti più feroci di quegli anni: il triplice omicidio di tre ragazzi innocenti, poco più che ventenni, uccisi e fatti sparire solo per essere stati visti in compagnia di alcuni esponenti di un clan rivale.

«Sono stato io ad ammazzare quei tre ragazzi», avrebbe confessato il boss. Un racconto che Teresa Potenza sostiene di ricordare ancora con terrore: «Diceva che loro piangevano, gridavano come conigli. Uno ha visto morire l’altro». Le sue dichiarazioni sono state decisive per l’operazione Cartagine, la maxi inchiesta che ha inflitto uno dei colpi più duri alla mafia di Cerignola.

«Sono una vittima mancata di lupara bianca», afferma oggi la testimone, spiegando di aver vissuto per anni con la paura costante di essere uccisa. Tra gli episodi più sconvolgenti raccontati a Francesca Fagnani c’è anche quello di una notte in cui Mastrangelo, alterato dalla cocaina, le avrebbe puntato una pistola contro pronunciando parole agghiaccianti: «Io sono Dio, io decido chi vive e chi muore qui. Io ho insegnato come si ammazzano le persone, io ho insegnato come si seppelliscono le persone».

La svolta arriva quando Teresa Potenza decide di fuggire dopo essere stata sequestrata per settimane dal boss. In quel momento è incinta del figlio di Mastrangelo ed è proprio pensando a quel bambino che sceglie di collaborare con la magistratura e raccontare tutto ciò che aveva visto negli anni trascorsi accanto alla mafia foggiana. «L’ho fatto per dare la possibilità a mio figlio di crescere libero», confessa nell’intervista di martedì sera.

19 maggio 2026