Modena, 19 maggio 2026 – Tra le urla e il caos di sabato pomeriggio, Viktoriya Prudka, infermiera di origini ucraine del Policlinico di Modena, è stata tra le prime a soccorrere la turista tedesca gravemente ferita (in miglioramento, si valuta il rientro nel proprio Paese). Viktoriya, fuori servizio, si trovava in centro con la figlia per fare shopping, poi il boato. Davanti alla scena, l’infermiera non ha esitato a intervenire insieme ad altri sanitari presenti, e grazie a un tourniquet – dispositivo con laccio emostatico – messo a disposizione da un ufficiale dell’esercito fuori servizio, è riuscita a fermare l’emorragia. Oggi, il suo desiderio è di poter incontrare di nuovo la donna che ha soccorso.

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Come ha agito davanti a quello scenario?

“Intorno c’era il caos. Mia figlia all’inizio non voleva che andassi, diceva di aver sentito anche degli spari dopo il boato. Era terrorizzata. Ma appena ho visto la signora tedesca ho capito la gravità della situazione. C’era già un medico che cercava delle forbici, le avevo io. Abbiamo iniziato subito a intervenire: io ho tagliato i pantaloni della signora, lui si è tolto la cintura per fermare l’emorragia. Poco dopo, un ufficiale dell’esercito fuori servizio ci ha lanciato un laccio emostatico”.

Viktoriya Prudka, infermiera di origini ucraine al Policlinico di Modena

Viktoriya Prudka, infermiera di origini ucraine al Policlinico di Modena

Io ho tagliato i pantaloni della signora, un medico si è tolto la cintura per fermare l’emorragia. Un militare fuori servizio ci ha lanciato un laccio emostatico

Cosa ha fatto in quei momenti accanto alla donna tedesca?

“La signora aveva entrambe le gambe amputate e io sono rimasta con lei tutto il tempo. Ero concentrata solo su una cosa: fermare l’emorragia e tenerla cosciente. Continuavo a parlarle per distrarla, le chiedevo di Modena, di cosa avesse fatto poco prima, le raccontavo cose normali. Ogni tanto cercava di rialzarsi e io le ripetevo: ‘Stai tranquilla, adesso arrivano i soccorsi’. Dovevo impedirle di guardare giù e portarla mentalmente da un’altra parte”.

La signora era cosciente?

“Sì, parlava con me. Mi raccontava che era venuta a vedere il Duomo di Modena. Cercava continuamente di sollevarsi per guardarsi le gambe, ma io cercavo di tenerla giù perché non aveva ancora capito davvero cosa fosse successo. In traumi così violenti il cervello spesso non realizza subito. La mia preoccupazione era distrarla, tenerla sveglia, impedirle di vedere. Quando le ho detto: ‘Sono un’infermiera, sei in buone mani’, mi ha guardato e ha risposto: ‘Anch’io, anch’io’. E lì ho pensato che al suo posto potevo esserci io. Mi piacerebbe incontrarla di nuovo. Ho sentito che è vigile e sta reagendo. Ci siamo dette i nostri nomi, e in quei minuti abbiamo parlato di tutto tranne che di quello che era successo. Dovevo tenerla attaccata alla realtà”.

“Era senza gambe, intorno il caos. ‘Sono un’infermiera, sei in buone mani’. Lei mi ha guardato e ha risposto: anch’io”

Se non ci fosse stato qualcuno pronto a intervenire?

“Il danno era gravissimo. All’inizio perdeva tantissimo sangue, ma appena siamo riusciti a mettere i lacci e le cinture ho capito che avevamo una possibilità di salvarla. In quei casi hai circa cinque minuti: se non arresti subito l’emorragia, una persona muore. Abbiamo agito velocemente, credo sia rimasta senza lacci forse un minuto. Poi ho continuato a controllarle il polso, senza quei lacci non sarebbe sopravvissuta più di cinque minuti”.

In quei casi hai circa cinque minuti: se non arresti subito l’emorragia, una persona muore

Salim El Koudri, arrestato per strage. Al centro dopo aver investito i passanti a Modena. A destra, rincorso e immobilizzato dai cittadini

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Come ha vissuto le ore successive a quel momenti?

“Mi sono resa conto dell’entità di tutto solo più tardi, quando ho sentito mia figlia che vive a Roma. Fino a quel momento, nella mia testa, era ancora un incidente terribile ma circoscritto. Dopo l’arrivo dell’ambulanza. Poi sono andata via, perché dovevo ancora mantenere una promessa fatta a mia figlia: comprarle due pantaloni per il suo primo giorno di lavoro. Dopo ho cercato di staccare, ma una cosa del genere non la dimentichi: ho dormito pochissimo”.