Nei club, i tecnici candidati al dopo Gattuso prendono cifre come minimo doppie rispetto ai parametri della Figc. Ma per rilanciare il nostro calcio potrebbero intervenire anche gli sponsor
Giornalista
19 maggio – 19:08 – MILANO
La Nazionale non è un club e nel passato recente chi ha accettato di sedere sulla panchina azzurra, ha messo in conto sacrifici economici. O comunque di guadagnare meno rispetto a quanto avrebbe potuto guadagnare se invece avesse allenato una delle più importanti società europee. Chi vincerà le elezioni federali e diventerà presidente della Figc, dovrà scegliere il successore di Rino Gattuso, nonché colui che prenderà il posto occupato ora, ad interim, per le amichevoli di giugno da Silvio Baldini, ct dell’Under 21. Giovanni Malagò e Giancarlo Abete per il momento non hanno mostrato le loro carte, ma il candidato forte è Antonio Conte. L’allenatore salentino è ormai alla fine del suo rapporto con il Napoli e ha già comunicato al presidente Aurelio De Laurentiis che interromperà con un anno di anticipo il contratto che lo lega al club azzurro. Conte quest’anno ha guadagnato 9 milioni netti, una cifra astronomica per la Federcalcio. Questo lo sa anche Antonio che è pronto a fare un sacrificio importante a livello di parte fissa dello stipendio. Se poi raggiungerà risultati super agli Europei (intanto va conquistata la qualificazione…), qualche bonus arrotonderà il suo salario. Il discorso di Conte, però, è analogo a quello che va fatto per Guardiola, in uscita con una stagione di anticipo sulla scadenza del suo faraonico accordo con il City (14 milioni netti più bonus). Pep, idea affascinante per la panchina della Nazionale, di soldi ne guadagna ancora più di Conte, ma pure Allegri, se centrerà la qualificazione alla Champions con il Milan, vedrà aumentare il suo stipendio a 6 milioni netti a stagione. Per prendere un top mondiale, insomma, ci vuole un investimento “pesante”, al netto di un bello sconto da parte del prescelto. Rilanciare il nostro calcio in crisi avrà un costo.
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STIPENDI—
L’Italia ha sempre avuto ct con stipendi “contenuti” o, se preferite, non da top club europeo. Gattuso, subentrato all’esonerato Luciano Spalletti, aveva detto sì per 800.000 euro fino al 30 giugno e aveva inserito un bonus da 1 milione in caso di raggiungimento della qualificazione al Mondiale. Un atto d’amore verso un’Italia in difficoltà che avrebbe meritato di essere ripagato con un finale diverso. I rigori in Bosnia invece hanno scritto un triste epilogo a questa storia. Spalletti in Nazionale ha guadagnato fino a giugno scorso 2,8 milioni a stagione. Ha preso la panchina azzurra nell’agosto 2023, quando Mancini ha rassegnato le dimissioni per andare a guidare l’Arabia Saudita, e Lucio ha firmato un contratto che ha resistito al fallimento di Euro 2024, quando siamo stati eliminati agli ottavi dalla Svizzera dopo gli stenti del girone con Albania, Spagna e Croazia. Mancio invece era diventato ct dell’Italia dopo la prima mancata qualificazione al Mondiale, ovvero dopo il doppio spareggio con la Svezia. Aveva firmato un accordo da 2 milioni a stagione che è stato rinnovato (con ingaggio salito a 3 milioni più bonus) complice la lunga striscia di partite senza sconfitte e soprattutto il memorabile trionfo a Euro 2021, con al fianco l’amico Gianluca Vialli. E’ resistito alla seconda mancata qualificazione al Mondiale, ovvero al ko nei playoff contro la Macedonia del Nord, non alla tentazione araba. Da allora si è pentito, ha chiesto scusa alla Figc e adesso tornerebbe volentieri sulla panchina azzurra. Prima di Mancini, il ct era Gian Piero Ventura, partito da un ingaggio di 1,3 milioni, poi salito a 1,5 nel biennio 2016-17. La Svezia ha travolto lui e il presidente federale Tavecchio. Quest’ultimo in precedenza aveva avuto il merito di portare sulla panchina azzurra Antonio Conte che si è messo alla guida della Nazionale dopo il fallimento del Mondiale in Brasile del 2014 con Cesare Prandelli (1,6 milioni il suo ingaggio). Conte aveva da poco interrotto il suo rapporto con la Juventus: pochi giorni di ritiro erano stati sufficienti per dire basta e la Signora lo aveva sostituito con Max Allegri. La Nazionale ha accolto Antonio a braccia aperte e gli ha fatto il contratto più oneroso della storia della Figc: 4,1 milioni a stagione. Un unicum nella storia del calcio italiano. Una cifra così alta venne raggiunta grazie all’aiuto di alcuni sponsor. Adesso probabilmente bisognerà fare un’operazione analoga per arrivare ad Antonio o ad un altro top. Il nostro calcio però in qualche modo va rilanciato. Prima con un sacrificio per il ct poi con riforme efficaci.
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