di
Federica Bandirali

Diventata popolare insieme alla sorella per i film «Come un gatto in tangenziale», si confessa a Francesca Fagnani

Ospite di «Belve Crime», questa sera, anche Alessandra Giudicessa che si racconta senza filtri davanti a Francesca Fagnani, ripercorrendo una vita dove cinema e realtà si sono intrecciati in modo quasi indistinguibile.

Diventata popolare insieme alla sorella Valentina grazie al ruolo delle gemelle cleptomani nei film «Come un gatto in tangenziale» di Riccardo Milani, Alessandra ammette infatti che quella rappresentata sul grande schermo non era semplice finzione.



















































Le sorelle Giudicessa hanno realmente vissuto di furti, crescendo in una famiglia difficile, con un padre spesso in carcere per rapine. Una vita complicata che nemmeno il successo cinematografico è riuscito a cambiare davvero. «I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi pure peggio», racconta Alessandra, spiegando come dopo il film siano riaffiorate anche vecchie denunce da parte di persone che le avrebbero riconosciute.

Nel corso dell’intervista emerge tutta l’amarezza di chi sente addosso un marchio impossibile da cancellare. «Ormai dove entriamo ci vengono dietro le commesse», racconta con autoironia. «Magari accompagno i miei figli a comprare qualcosa e ci sono dieci commesse che seguono me. Lasciano pure le casse libere. A me viene da ridere ma intanto mi viene da piangere».

Fagnani affronta poi direttamente il tema della definizione di «ladra», chiedendole se si senta offesa da quel termine. Alessandra risponde con sincerità: «Mi offendo perché non mi sento una ladra, lo faccio per necessità. Ci rimango male se la gente mi dice che sono ladra, però lo sono».

A Fagnani chiarisce il motivo dell’assenza di Valentina, anche lei invitata per partecipare a Belve Crime: «In questo momento sta agli arresti domiciliari e quindi non è potuta venire», poi si sbottona rivelando la tecnica utilizzata con la gemella: «Vi hanno sempre dato furto con destrezza…», annota Fagnani. «Perché siamo due, magari una distrae e l’altra prende, capito? Quindi per loro il reato di destrezza è quello. Una parla alla commessa e l’altra ruba», confessa Giudicessa che poi ripercorre gli anni difficili dell’infanzia. «Nostro padre era sempre in galera e mamma ci ha messo in collegio da bambine, siamo cresciute io e mia sorella da sole e vorrei poter tornare indietro e cambiare tutto, mi taglierei le mani per avere una vita nuova» ammette.

19 maggio 2026