Quello di Paolo Roversi al Mar non è un ritorno perché, come lui stesso dice, Ravenna in realtà non l’ha mai lasciata. E non importa se dall’inizio degli anni Settanta si è trasferito a Parigi, perché “certe cose, come la luce, ti entrano dentro per sempre”. Il celebre fotografo di moda ravennate, tra i più influenti al mondo, ieri è arrivato al Mar per l’apertura della Galleria Paolo Roversi, il nuovo spazio permanente del museo di via di Roma dedicato alla sua opera. Cento immagini che diventano un viaggio nel tempo, nello spazio, nella luce. E se è vero che a Parigi, nell’atelier di Rue Paul Fort, l’artista ha ricreato Ravenna, lasciando entrare dalle finestre la luce del nord, nelle sale del Mar è stato ricreato lo studio parigino, le atmosfere, le ombre, le suggestioni. Tutto reso possibile dalla curatela di Chiara Bardelli Nonino, dalle scenografie di Ana Martchenko e dalla luce di Silvestrin & Associati.
Emozionato, sorridente, con alle spalle la luce abbagliante e il vociare dei Giardini Pubblici, Paolo Roversi non ha nascosto la felicità nel vedere le sue foto nella sua città: “Se è stato difficile sceglierle? Bisognerebbe chiederlo alla curatrice, visto che gli editing sono stati oltre duecento. In realtà io avrei portato qui tutte le mie foto, perché Ravenna è casa, oggi è la mia festa e tutto questo è per me un grande regalo. Sono felicissimo e grato”. Ha ricordato quando da bambino era lui a fare confusione nei grandi giardini davanti alla Loggetta Lombardesca, e poi i primi baci rubati, le prime “sigarette proibite” vicino a piazza San Francesco. ‘Ho un mare di ricordi’ ha aggiunto. Ha risposto alle domande del pubblico, salutato vecchi amici, dato consigli a chi glieli chiedeva: “A un fotografo giovane direi di essere semplice, onesto, di metterci gioia e passione, di fare le foto col cuore perché la macchina fotografica è uno strumento, quello che conta sono i sentimenti”. Chiara Bardelli Nonino, che già nel 2020 aveva curato al Mar la mostra ‘Paolo Roversi – Studio Luce’ da cui tutto è partito, ha raccontato di questo nuovo e ultimo approccio con un allestimento permanente. “Mi sono mossa su tre direttive: il rapporto, speciale, delle fotografie di Paolo con il tempo; il rapporto con la luce e l’ombra; il rapporto con la materialità della fotografia”.
La galleria, all’ultimo piano del museo, è un viaggio nella mente dell’artista: si parte da un corridoio dove un autoritratto del fotografo, prima di una serie di immagini, guarda sul lato opposto i ritratti di Kate Moss, Stella Tennant, Natalia Vodianova. Si arriva a un vestibolo e da qui si accede al centro del labirinto, lo Studio, al tempo stesso un teatro scarno, dove le immagini prendono forma, e un ambiente quasi rituale, in cui si apre una soglia verso una dimensione diversa, governata dalla luce che qui, al contrario che nel resto del museo, è sempre più tenue. Nella penombra le foto sembrano brillare di luce propria. Ci sono ritratti, moda, nature morte. La stanza si apre in due direzioni, da una parte l’archivio, dall’altra le muse, tra cui Naomi Campbell, Golshifteh Farahani. E ancora uomini come poeti russi del Novecento, donne che ricordano bambole di porcellana, corpi che sembrano prendere fuoco. Infine un video sul Calendario Pirelli, realizzato da Roversi nel 2020. La galleria racconta le tante sfumature del fotografo e mostra quello che Roversi ha più volte dichiarato, e cioè l’impatto che hanno avuto, nel costruire la sua estetica, lo sfavillio dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, e l’atmosfera rarefatta della sua città avvolta nella nebbia. La Galleria Roversi s’inaugura oggi alle 18.30. Info. www.mar.ra.it.
Annamaria Corrado